La sede di Mps
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SIENA – Il cda di Mps ha respinto l’Opas lanciata a giugno da Intesa Sanpaolo e si è detto disponibile a valutare la proposta alternativa avanzata da Banco Bpm.

Lo ha deciso il board al termine di un lungo vertice iniziato in mattinata e conclusosi nel tardo pomeriggio.

Secondo Rocca Salimbeni, l’offerta di Intesa — valutata circa 30,6 miliardi e formulata dal gruppo guidato da Carlo Messina — presenta criticità sia sul piano del corrispettivo sia su quello dei razionali industriali e finanziari. Il pacchetto di Intesa prevede 1,6 azioni del gruppo per ogni azione Mps più un euro in contanti.

Sconto e premio ritenuti insufficienti

Il cda, supportato dalle analisi degli advisor Ubs e BofA, contesta il premio riconosciuto agli azionisti di Mps, pari al 12,5% rispetto ai corsi pre-annuncio. Per il board il livello del premio è “nettamente inferiore” (di almeno il 30%) rispetto alle operazioni comparabili del settore, come Intesa-Ubi, Credit Agricole-Creval, Mps-Mediobanca e Bper-PopSondrio. Inoltre, al prezzo corrente l’Opas di Intesa incorporerebbe uno sconto di circa il 3,3%, che salirebbe al 6,2% se si tenesse conto dell’effetto del dividendo interim annunciato da Intesa per novembre.

Dubbi sulle sinergie e rischi regolamentari

Il consiglio ha poi sollevato perplessità sull’entità delle sinergie stimate da Intesa — 2,9 miliardi (1,4 miliardi da ricavi e 1,5 miliardi da costi) — giudicate significativamente superiori ai livelli osservati nelle recenti aggregazioni bancarie italiane. Per Montepaschi solo una parte limitata di tali sinergie sarebbe trasferita agli azionisti di Mps, nonostante l’istituto contribuisca per circa un terzo al patrimonio tangibile del gruppo combinato, mentre riceverebbe solo il 22% del capitale della nuova entità.

Tra le criticità segnalate figurano inoltre incertezze di natura regolamentare e antitrust che potrebbero incidere sul perimetro finale dell’operazione, sui tempi di esecuzione e sull’allocazione del valore tra le parti. Il board ha richiamato anche il tema del cosiddetto “Danish Compromise” relativo alla partecipazione del 13,3% in Generali e il possibile impatto negativo sul Cet1 in caso di mancato riconoscimento, oltre alla cessione prevista di 635 sportelli e del marchio Mps a Unipol, che sarebbe penalizzante per la valorizzazione e per l’identità storica della banca.

Progetto alternativo e posizione di Banco Bpm

Il cda ha confermato la validità del progetto di integrazione con Mediobanca, atteso entro l’anno, e ha giudicato la proposta di Banco Bpm meritevole di “ulteriori approfondimenti” poiché, a differenza dell’offerta di Intesa, punta a preservare l’integrità del perimetro di Mps senza prevederne lo spezzatino.

Da Piazza Meda è arrivata una nota favorevole: la banca guidata da Giuseppe Castagna ha definito la presa di posizione di Rocca Salimbeni “una conferma della valenza industriale e concretezza della nostra proposta”.

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