
Sono giorni di grande dibattito cinematografico. Si può dire che sia finalmente scoppiata quella bolla che, già da un paio di anni, si stava gonfiando sempre più. E lo ha fatto con molto clamore, come preventivato (e come sperato dalla produzione).
C’è chi grida al capolavoro, chi invece alla disgrazia registica, dando la colpa al film di aver rovinato per sempre l’epica omerica. Cos’è davvero L’Odissea di Christopher Nolan? Forse, come sempre, la verità sta nel mezzo.
Si potrebbe parlare molto della tecnica e della storicità di questo film, del fatto che si tratta del primo film interamente girato in Imax 70 mm, delle macchine da presa che avevano bisogno di “un’armatura” per mascherare il rumore, talmente grande che però gli attori, per vedersi in faccia, avevano bisogno di un sistema di specchi. Si potrebbe anche parlare di un film che usa la CGI il meno possibile (pur usandola), tornando all’animatronica. Così come si potrebbe parlare anche delle inadeguatezze storiche che tanto hanno fatto discutere, insieme ai “tagli” al testo originale di Omero (non si era effettivamente mai visto un Ulisse che non inganna Polifemo facendosi chiamare Nessuno).
Si potrebbe parlare di tutto questo, certo, e scrivere un saggio più che un articolo. Ma trovo che sia più interessante raccontare invece cos’è diventata l’Odissea di Nolan a livello social(e), e come stia influenzando il dibattito sulle piattaforme e non solo.
L’Odissea di Nolan
Per iniziare a parlare di questo film, occorre fare una premessa. O meglio, occorre focalizzarsi su una piccola preposizione semplice: “di”. Nonostante, appena finisca il film, troneggi ad anticipare i titoli di coda la scritta “Tratto da L’Odissea di Omero”, questo film è, appunto, l’Odissea di qualcun’altro. E lo è stata, penso, fin dal principio. Non credo che questo film abbia mai preteso di essere un adattamento uno a uno del poema (presunto) omerico. Se mai un adattamento così fedele ci sia stato sul grande schermo.
Anzi, proprio perché è un adattamento si suppone che, almeno in qualcosa, sia diverso. Altrimenti sarebbe una fotocopia, che perderebbe la firma artistica del regista. Regista che, infatti, non ha mai avuto la minima intenzione di non farsi riconoscere, nella sua filmografia.
Sono quindi andata al cinema con questa consapevolezza, ma anche da grande appassionata di mitologia greca e, in particolare, dei poemi omerici. Non l’ho studiata come la potrebbe aver studiata uno studente di lettere antiche. Ma sicuramente è sempre stata parte del mio bagaglio culturale in tutte le sue versioni e nei suoi, appunto, adattamenti.
Quindi, nonostante sperassi che non fosse una fotocopia esatta del racconto, ma una reinterpretazione, avevo anche timore di dove questa reinterpretazione potesse andare a parare. Perché comunque un conto è reinterpretare e un conto è farlo senza una ragione.
L’Ulisse di Pasolini
Ecco in questo caso la ragione l’ho trovata. Ho trovato un film che aveva un chiaro messaggio morale da veicolare, e che ha saputo, a mio parere, attualizzare un tema tristemente contemporaneo e altrettanto immortale: la guerra e la sua devastazione, sul singolo e sui popoli. Ho trovato delle similitudini con “Itaca – Il ritorno”, recente film di Uberto Pasolini che già aveva fatto un retelling della figura di Ulisse, facendolo scendere dal piedistallo di invincibile eroe e rappresentandolo come un uomo distrutto da ciò che aveva vissuto.
Penso sia emblematico come, entrambi i registi, abbiano ritenuto necessario riprendere il classico dell’epica per veicolare lo stesso messaggio: il ripudio e la “de-epicizzazione” della guerra. Accentuare quelle, già presenti, sfaccettature grigie caratterizzanti l’opera di Omero e i suoi personaggi, usandole per parlare dei drammi moderni. Che vanno dallo shell-shock fino al rapporto dell’uomo con la fede e la religione. Atena, l’unica dea presente nel film, è davvero una dea? O solamente una visione e un’allegoria del senso di colpa di Ulisse, che aveva visto uccidere una giovane sacerdotessa davanti ai suoi occhi? Quella di Nolan è una Grecia quasi completamente priva di divino: gli dei non si vedono, si manifestano solo sotto forma di paure e credenze. Ma nonostante questo l’uomo continua a credere e ad affidarsi a loro, esattamente come Ulisse, sul finale del film, si abbandona alle onde per tornare alla sua Itaca.
Che poi, a mio avviso, dovrebbe essere questo lo scopo primo del cinema: veicolare, nel modo più trasversale possibile, messaggi importanti attraverso un’opera d’arte accessibile a più persone possibile. Un po’ come i Cantacronache torinesi, che usavano i ritmi delle “canzonette” da Sanremo per parlare di politica e di Resistenza.
Un sapiente “ragebait”
La bolla di comunicazione che si stava gonfiando da un paio di anni, è stata sicuramente e sapientemente soffiata da Nolan e dalla sua produzione (nonché sua moglie, Emma Thomas).
Sono due anni che si parla di questo film: le polemiche sulla scelta di Lupita Nyong’o come Elena e il casting di Elliot Page sono stati sicuramente i due flame più rumorosi.
Si chiama ragebait (letteralmente “esca per rabbia”) il fenomeno dell’internet che prevede l’utilizzo di una notizia, spesso non reale o ingigantita, che chi posta sa perfettamente essere un potenziale catalizzatore di collera. come ben sappiamo, su internet (ma non solo) la rabbia fa parlare. E più si parla, più si pubblicizza.
E questo spiegherebbe la scelta di far uscire solo determinati frame di Lupita Nyong’o nel ruolo di Elena. O meglio, come poi ha scoperto chi è andato in sala, nessuno: tutte le immagini uscite nei trailer e nelle anticipazioni erano infatti riguardanti Clitemnestra, moglie di Agamennone. Nel film Nolan ha scelto di farle gemelle, anziché sorelle. Un “inganno” degno di Ulisse.
Ancora più risonanza l’ha avuta il rumour, uscito qualche mese fa, che l’attore Elliot Page interpretasse Achille. Internet indignato, classicisti con le mani nei capelli e insulti transfobici hanno riempito le bacheche di molti social. Nessuna parola da parte di Nolan, che poi ha fatto parlare le immagini: Elliot Page non ha interpretato Achille, ma Sinone, personaggio presente solo nel testo dell’Iliade e ripreso dal regista britannico, descritto come colui che in prima persona ingannò i troiani per far entrare il cavallo nelle mura cittadine. Un’altra strategia per far parlare di una delle performance che, nel cast, ha lasciato più stupiti (anche per il rinnovo di un sodalizio attore-regista dopo il successo di Inception).
Il cinema “redivivo”
Insomma, si può ben dire che l’Odissea di Nolan sia un film che ha fatto e farà ancora molto parlare di sé. Che sia per la sapienza con cui ha cavalcato una “moda” per il retelling (in generale e anche per l’Odissea in particolare, negli ultimi anni), per sapienti mosse di marketing o per scelte registiche estreme.
Sarebbe assurdo parlare per assunti: Nolan non è un regista infallibile e soprattutto il suo cinema può indignare e non piacere. Certo è però che questo film ha un merito: incassi che sfiorano i 700 milioni di dollari e sale sold out per settimane, con proiezioni dalle 7 del mattino a mezzanotte.
Quindi, in qualsiasi modo la si pensi, il cinema, anche stavolta, non è morto.

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