Banca Mps cala le carte e svela le tappe per arrivare a diventare il terzo polo bancario italiano, dietro Intesa Sanpaolo e Unicredit. Un gigante del valore di 70 miliardi, con oltre 2.600 sportelli diffusi in tutta Italia.
“Si tratta – si legge nel comunicato diffuso questa mattina da Rocca Salimbeni – di un progetto industriale di rilevanza sistemica volto a costituire un gruppo finanziario italiano più forte, più competitivo e più resiliente, con oltre euro 810 miliardi in total financial assets e che mira a rafforzare il quadro competitivo del settore, sostenere il credito all’economia reale, valorizzare il risparmio di lungo termine e contribuire alla crescita del sistema Italia”.
Le strade prese da Lovaglio
Questa dunque la strada, anzi le strade proposte agli azionisti da Luigi Lovaglio che chiede loro di esprimersi in assemblea il prossimo giovedì 29 ottobre. E non sembra solo la risposta all’Opas ostile di Intesa San Paolo. Piuttosto una strategia finalizzata a rafforzare in Italia il sistema del credito nel sostegno all’economia reale e ai territori. Non un gioco di difesa, dunque, ma un’altra partita. Ancora non vinta, ma comunque da giocare.
Con Mps in grado di aggregare intorno a sé due realtà differenti ma complementari come Banco Bpm e banca Generali. Un “doppio passo alla Ronaldo” che sorprende e spiazza e apre nuovi scenari per il “Sistema Paese” e per la stessa città di Siena e della Toscana dove si sono vissute settimane di apprensione a causa del rischio spezzettamento di banca Mps qualora andasse a buon fine l’Opas Intesa Sanpaolo.
Una mossa che, scrive la Banca, “preserva l’integrità del valore di Mps e del suo marchio storico e prosegue il percorso di crescita intrapreso negli ultimi anni”.
“Creare valore con integrazione e non con spezzatino”
Parlando questa mattina agli analisti Luigi Lovaglio ha detto che Mps “è partner naturale per un’aggregazione non ostile” con Banco Bpm e Banca Generali “perché il nostro modello crea valore attraverso l’integrazione, non attraverso lo spezzatino”. Mps, ha spiegato unisce “una scala nazionale a radici territoriali, supportando un’integrazione efficace senza perdere la vicinanza ai clienti e alle comunità locali” e rappresenta “per Banco Bpm e Banca Generali una piattaforma sicura per una crescita sostenibile nel lungo termine”.
Colosso da 810 miliardi di assets
Scrive stamani Mps che “il gruppo allargato diventerebbe il terzo gruppo bancario italiano per totale attivo, con un bilancio pro forma pari a circa 466 miliardi di euro, impieghi alla clientela pari a 245 miliardi di euro, raccolta diretta pari a 315 miliardi di euro e total financial assets pari a 810 miliardi di euro, sulla base dei dati al 31 dicembre 2025”. A fronte di sinergie complessive a regime per 2,6 miliardi Mps stima costi di integrazione una tantum per 2,5 miliardi, da sostenersi tra il 2027 e il 2029.
Il progetto industriale proposto da Mps “deve essere considerato coerente con la direzione strategica delineata da Banco Bpm nella lettera del 7 giugno 2026”, in cui la banca milanese proponeva una fusione alla pari, spiega Mps, “in quanto volto a dare attuazione a un piano condiviso finalizzato a valorizzare le complementarità tra gli istituti coinvolti e a rafforzarne il posizionamento competitivo nell’interesse di tutti gli stakeholder”.
“Gli obiettivi restano invariati: creare un gruppo più forte, più diversificato e più competitivo” da conseguire “semplicemente” attraverso “un percorso tecnico alternativo” che implica “un processo di mercato trasparente e ordinato, eseguibile secondo una tempistica chiaramente definita”.
“Razionale strategico convincente”
Per banca Mps l’acquisizione contemporanea di Bpm e banca Generali rappresenta un “razionale strategico “particolarmente convincente”. “Una combinazione di franchise complementari all’interno di un gruppo finanziario integrato, con un modello di business vincente e posizionato per accompagnare famiglie, imprenditori, Pmi e grandi imprese lungo l’intero ciclo della loro vita finanziaria”.
“Una Mps rafforzata e profondamente trasformata – spiega – rappresenta il partner naturale sia per Banco Bpm, che apporta scala, competenze di prodotto e forza commerciale nelle aree a maggiore ricchezza del Paese, sia per Banca Generali, che contribuisce con una piattaforma leader nel wealth management, ricavi commissionali ricorrenti di elevata qualità e capacità distributive basate sul modello advisor-led. Le competenze distintive di Mediobanca nel corporate e investment banking, nei capital markets e nel wealth management beneficeranno inoltre della maggiore scala del nuovo gruppo, ampliando al contempo la gamma di prodotti e servizi a disposizione della clientela”.
34 miliardi per Bpm e banca Generali
Mps propone il lancio contemporaneo di due offerte pubbliche di scambio “contestuali e parallele”, sulla totalità delle azioni ordinarie di Banco Bpm e banca Generali, “interamente in azioni per un corrispettivo complessivo di circa 34 miliardi di euro.
Nella Ops di Banco Bpm, Mps propone 1,567 azioni del Monte per ogni titolo della banca milanese. L’offerta non include alcun premio e valorizza 25,35 miliardi di euro l’istituto milanese. Quella su Banca Generali valorizza circa 8,72 miliardi.







