Doppio passo alla Ronaldo per disorientare i pretendenti di Intesa San Paolo, cambiare velocità e superarli. Sarebbero due, infatti, le mosse in contemporanea allo studio di banca Mps per superare l’impasse della Opas di Intesa San Paolo.
Niente di ufficiale, per ora. Solo indiscrezioni, nemmeno troppo benevole da parte del giornale di Confindustria che, si sa, dal primo momento gradiva l’operazione di Intesa su Mps.
A rilevare la possibile strada percorsa da Rocca Salimbeni, questa mattina, è infatti Il Sole24Ore. In prima pagina titola “Mps, Lovaglio studia un doppio blitz”. Nella ricostruzione nelle pagine interne, a firma del direttore del quotidiano, Fabio Tamburini, ci sarebbe la doppia mossa, “da vero giocatore di poker”, di Luigi Lovaglio che, scrive, “sta dando gli ultimi ritocchi per presentare al consiglio di amministrazione della banca non una ma perfino due operazioni di carattere straordinario alternative all’Opas: una Ops su Banco Bpm e una su Banca Generali”.
Intanto, sembra certo, che per domani mattina sia stato convocato il cda di Rocca Salimbeni. Domani sarà anche il giorno in cui le istituzioni senesi, Comune e Provincia oltre alla Regione, saranno ricevute a Roma al Ministero delle Finanze. Un incontro che, speriamo, venga preparato nei dettagli perchè Nicoletta Fabio, Agnese Carletti e Eugenio Giani spieghino bene al ministro Giancarlo Giorgetti la reale posta in gioco per il mantenimento della integrità della banca Mps e per il suo radicacamento a Siena e in Toscana del centro direzionale.
Potrebbe essere dunque questa la strada, anzi le strade individuate per uscire dalle corde in cui è finita Mps? Questi i famosi conigli usciti dai cilindri, una volta che le stelle si sono allineate?
Le difficoltà delle operazioni
Il giornale di Confindustria dà la notizia e contemporaneamente presenta le possibili difficoltà delle operazioni che considera mosse della disperazione (“O la va o la spacca”). Al momento da Rocca Salimbeni non filtrano notizie, nè conferme nè smentite (“il vertice Mps non è risultato rintracciabile”). E gli stessi componenti del cda non sarebbero stati informati.
Secondo Tamburini, l’Ops su Bpm sarebbe complicata “soprattutto per il veto annunciato dal primo socio del Banco, i francesi di Crédit Agricole. Mentre sarebbe addirittura una nemesi storica il tentativo di acquisire Banca Generali, considerato che lo scorso anno la stessa mossa venne tentata da Alberto Nagel per difendere Mediobanca proprio dall’attacco, poi andato a buon fine, di Mps. Anche in questo caso, ricorda il giornale, l’operazione diventerebbe possibile solo “con l’accordo della controllante Generali”.
I francesi di Crédit Agricole
Sulla prima difficoltà individuata da Tamburini, i francesi di Crédit Agricole, è però interessante rileggere quello che disse alla vigilia dello stop con Bpm il ceo di Credit Agricole, Olivier Gavalda (“Nulla può accadere contro di noi o senza di noi”). L’interpretazione corrente è stata quella di una bocciatura definitiva. Ma nessuno ha notato che possono essere interpretate anche diversamente. E più che un rifiuto, sembrano rivendicare il ruolo: nessuno può ridisegnare il futuro di Banco Bpm senza coinvolgere il suo principale azionista. Dunque, in quelle parole delle possibili aperture indubbiamente ci sono [LEGGI].
L’incognita Generali
Per quanto riguarda, poi, Generali, sappiamo che per Lovaglio non è mai stata una priorità (“Nice to have”) anche se oggi si trova ad essere, per via dell’acquisizione di Mediobanca, il principale azionista con oltre il 13%. Ma il suo obiettivo è sempre stato quello della creazione del terzo polo bancario italiano e non quello di controllare Trieste (cosa che invece piace tantissimo all’ad di Intesa San Paolo, Carlo Messina che ha messo a punto questa operazione proprio per entrare nella cassaforte di Generali).
Per l’ad di Mps, invece, quel 13,2% in pancia (che vale tra i 7 e i 9 miliardi di euro) potrebbe servire proprio per supportare le operazioni rivelate questa mattina, ammesso che siano vere. Già nell’aprile scorso, infatti, all’indomani del suo ritorno in sella a Rocca Salimbeni, il Financial Times, “citando cinque fonti a conoscenza delle trattative” aveva rivelato che Lovaglio intendeva “dismettere la quota del 13% di Generali detenuta da Mediobanca a investitori italiani con un orizzonte temporale di lungo termine. Il ricavato verrebbe destinato proprio a supportare l’operazione di integrazione tra Mps e Banco Bpm” [LEGGI].
E stamani il Sole24Ore conferma che questo sarebbe “un jolly che Lovaglio può giocare: la cessione, in tutto o in parte, del 13%delle Generali, che controlla proprio tramite Mediobanca. Sempre che riesca a neutralizzare i vincoli previsti dalla passivity rule e dalle approvazioni di cda e assemblee varie. Ma il 13%delle Generali è tanta roba. E qui potrebbe scendere in campo la finanza francese”.
Appunto, ecco tornare la finanza francese. E non solo quelli di CA, ma anche delle assicurazioni che, in questa partita non vorrano certo stare a guardare.
Mps, le stelle si sono allineate. A Lovaglio non resta che trovare la strada







