SIENA – Il risiko creditizio innescato dalla mossa di Monte dei Paschi di Siena continua a far discutere mercati e politica. Dopo il semaforo verde del Cda al piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio per le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, arrivano le prime reazioni ufficiali dai diretti interessati, i moniti della politica e i dubbi degli esperti finanziari.
Dalla compagnia di Trieste arrivano segnali di apertura cauta: fonti vicine a Generali riferiscono infatti che il gruppo non si oppone in linea di principio all’offerta di scambio per Banca Generali e la analizzerà con attenzione e senza pregiudizi.
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Sul fronte politico, il tema della territorialità resta primario. Da Marina di Pietrasanta, a margine degli incontri alla Versiliana, è intervenuto Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia: “A me da toscano interessa che vinca Siena. Il gioco del risiko bancario mi è indifferente. La politica la teniamo fuori, ma facciamo un appello affinché non venga fatto uno spezzatino, magari da Unipol, per togliere il simbolo o chiudere le sedi”. Donzelli ha precisato che il governo non interverrà nelle dinamiche finanziarie, assicurando però un’azione di «moral suasion» per tutelare l’identità dell’istituto senese dopo i salvataggi pubblici.
I dubbi più severi arrivano dai mercati internazionali. La celebre Lex Column del Financial Times boccia senza mezzi termini l’operazione ideata da Lovaglio, definendola “decisamente strampalata” a causa dell’estrema complessità: Mps si troverebbe infatti a gestire una vera e propria “fusione a quattro”, dovendo integrare anche Mediobanca e incrociando l’offerta concorrente di Intesa Sanpaolo. Per il quotidiano della City, le valutazioni offerte a Bpm e Banca Generali appaiono “miserie” e la mossa difensiva rischia di risultare controproducente per i soci.
Dello stesso avviso è l’agenzia di rating S&P Global, che pur riconoscendo un “solido razionale strategico” per la creazione di un terzo grande polo bancario italiano, evidenzia “complessità e rischi potenziali di esecuzione superiori rispetto alla maggior parte delle operazioni recenti”.







