SIENA – La partita su Mps il 25 agosto si giocherà su due fronti. Da una parte le istituzioni locali a confronto con il ministro Giancarlo Giorgetti.
Dall’altra il cda straordinario di Banco Bpm. Il primo passaggio prevede la richiesta al Tesoro di restare nel capitale della banca, dove oggi controlla il 4,8% delle azioni. Sarà chiesto poi che il governo si adoperi per tenere unito l’istituto, salvaguardandone la storia, la portata economica sulle zone d’influenza, lavoratori e marchio.
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Dalle risposte di Giorgetti, che se ci non ci saranno novità il 29 ottobre poi sarà chiamato a votare nell’assemblea montepaschina sulla doppia Opas, Nicoletta Fabio, Agnese Carletti ed Eugenio Giani avranno un quadro più esaustivo della situazione. Nel bene e nel male.
Ancora più importante sarà il secondo appuntamento. L’istituto di piazza Meda esaminerà la proposta del Monte. Soprattutto lo farà Crédit Agricole, che con il 29,3% ne è l’azionista di maggioranza. Secondo indiscrezioni i vertici del Banco sembrerebbero favorevoli al piano Lovaglio, mentre c’è incertezza sul responso dei francesi. Bpm, per altro, è anche azionista di Rocca Salimbeni (con poco meno del 4%), quindi è doppiamente chiamata in causa.
Per il management di Siena avere il sostegno della Banque Verte è fondamentale, come per altro quello di Generali nell’acquisizione di Banca Generali (a Trieste il cda è in programma tra il 27 e 28 agosto). In caso di successo dell’operazione si ritroverebbe come primo azionista del Monte, davanti a Delfin e Generali appunto. In più giocherebbe aumenterebbe il suo peso sul territorio italiano, potendo sfruttare poi i vantaggi del partenariato con il Leone.
Lo stesso soggetto che guarderebbe a Siena con favore per via della possibilità di avere una rete smisurata dove distribuire i propri prodotti.







