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Semaforo verde dal cda di banca Mps alla doppia mossa dell’ad Luigi Lovaglio.

L’amministratore delegato ha proposto di promuovere due offerte separate di scambio, una su Banco Bpm e l’altra su Banca Generali. Sarebbe questa la strada, anticipata ieri dal Sole24Ore, che la banca intende intraprendere per offrire ai soci un’alternativa industriale all’Opas ostile di Intesa San Paolo. Una strada che aprirebbe alla banca senese la via del terzo polo bancario, creando un polo bancario da 70 miliardi e oltre 2.600 sportelli sull’intero territorio nazionale.

L’assemblea dei soci Mps dovrebbe essere convocata il prossimo giovedì 29 ottobre. Mentre banca Generali ha convocato per domani il cda per affrontare il tema.

Intanto si apprende che la banca d’affari inglese Barclays ha comunicato a Consob di avere superato la soglia del 5% di Mps (5,03%), sia con titoli che con altri strumenti finanziari.

Sul fronte politico, dopo l’endorsement di Giorgia Meloni per la integrità di banca Mps e di Antonio Misiani, questo pomeriggio è arrivato anche il sostegno di Matteo Salvini. In modo più o meno bipartisan nelle settimane scorse si erano espressi anche i partiti a livello locale.

Mps. Iniziato il Cda. Il board chiamato ad esprimersi su ipotesi BPM e Banca Generali

Consiglio di amministrazione spaccato

Il via libera del cda di Mps alla doppia offerta di scambio su Banco Bpm e Banca Generali – secondo quanto scrive l’Ansa  – è arrivato con l’astensione di quattro dei cinque consiglieri delle minoranze presenti nel cda che è composto da 13 membri. Si sarebbero astenuti, viene riferito in ambienti finanziari, Paolo Boccardelli, Nicola Maione, Antonella Centra e Paola De Martini, i primi tre eletti nella lista della vecchia maggioranza e l’ultima in quella di Assogestioni. Mentre Corrado Passera avrebbe sostenuto il piano dell’amministratore delegato, Luigi Lovaglio.

I consiglieri – scrive nel pomeriggio IlSole24Ore – si sarebbero “dichiarati non adeguatamente informati sul tema e soprattutto non in grado di esprimersi su tutta una serie di temi, dai rischi del processo di integrazione alle sinergie rappresentate”.

Ci sarebbero state divergenze anche nella redazione del comunicato finale al termine del cda che ancora (ore 20.03) non è stato pubblicato.

Le ipotesi in campo

Non sono ancora chiari i contorni dell’operazione nel suo complesso. In assenza di comunicazioni ufficiali, le testate specializzate formulano varie ipotesi.

Si parla di emissione di nuove azioni Mps ma anche di utilizzo del 13% di Generali, attualmente in pancia a Mediobanca fino a conclusione della fusione. E di un dividendo straordinario da distribuire ai soci di Mps (Ansa indica una cifra intorno ai 4 miliardi, in parte in contante, in parte attingendo proprio alla quota di Generali).

In questa operazione Generali potrebbe diventare socia di Mps con una quota del 10%. Del resto, nel 2027 scade il contratto che la banca senese ha da anni con i francesi di Axa.

Nel caso invece della Ops su Banco Bpm l’ipotesi sarebbe di pagarla con azioni Mps, una volta superato lo scoglio dei francesi di Crédit Agricole, socio di maggioranza con il 29,3%. Se dovessero accettare anche loro potrebbero entrare nella compagine di Mps con una quota, stimata, del 10%.

Naturalmente ci sono le tante incognite dettate da leggi e regolamenti italiani e europei. E i passaggi formali, compreso quello con i comitati parti correlate, considerato che Bpm è socia di Mps e quest’ultima di Generali.

In ogni caso il piano dovrà passare dal vaglio dell’assemblea degli azionisti, considerato che l’istituto senese è sotto passivity rule, che impedisce contromosse straordinarie in caso di Opas o Ops, salvo esplicita autorizzazione di un’assemblea, ordinaria o straordinaria. Convocata a quanto sembra il prossimo 29 ottobre.

Doppio passo per un … “cambio di passo”

Ieri su queste colonne avevamo paragonato l’ipotesi che si stava affacciando a un “doppio passo alla Ronaldo“. Una mossa che accelera con un 1-2 che spiazza l’avversario e libera il giocatore dalla morsa degli avversari.

Oggi sul tema anche il Corriere della Sera che scrive: “In sintesi, più che una disperata doppia mossa di resistenza all’offerta da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo, l’operazione architettata da Lovaglio appare come un cambio di passo per l’istituto toscano, che ne configurerebbe davvero il ruolo di terzo polo bancario, con una dimensione di oltre 70 miliardi. Con Banco Bpm infatti nascerebbe la seconda banca italiana per presenza territoriale che assommerebbe le 1.400 filiali di Piazza Meda con i 1.252 sportelli di Siena, dietro Intesa Sanpaolo e davanti Unicredit. Con Banca Generali, unita a Mediobanca, nascerebbe invece un leader nell’asset gathering (attività di raccolta, ndr), un pivot importante nella distribuzione del risparmio italiano. Il piano illustrato da Lovaglio, a quanto risulta, avrebbe incontrato il favore di alcuni degli azionisti forti del Monte come Delfin della famiglia Del Vecchio, Plt della famiglia Tortora e un paio di fondi stranieri”.

Mossa che unisce la politica

Intorno alla vicenda Mps c’è poi da registrare una inedita sinergia di vedute tra maggioranza e opposizione. Tanto da poter parlare di rinnovato fronte unitario. Dopo le mozioni approvate all’unanimità al Comune di Siena, Provincia di Siena e Regione Toscana e in alcuni Comuni della provincia (Poggibonsi, Montepulciano, Torrita di Siena, San Quirico d’Orcia e altri), sono scesi in campo i pezzi forti.

Alla vigilia di Ferragosto hanno sorpreso le parole di Giorgia Meloni (“Mps, non finisca smembrata”), mentre nel giorno in cui a Siena si correva il Palio (18 agosto) si è registrata la presa di posizione, per la prima volta, di un rappresentante del Pd nazionale, Antonio Misiani, responsabile economico del partito che si è augurato che “in questa fase lo Stato rimanga azionista del Monte. E si attivi per concretizzare le garanzie che la stessa Meloni ha auspicato”.

Sul fronte della maggioranza, nel pomeriggio, tra gli altri si è espresso anche il leader della Lega, Matteo Salvini, che ha detto di “seguire con attenzione le proposte per un futuro riassetto del sistema bancario. Abbiamo partecipato con entusiasmo al salvataggio del Monte, uno dei primi atti del nuovo Governo, riscattando un nome glorioso che era diventato simbolo del malgoverno della sinistra in Toscana. Vederlo tornare al centro della scena economica italiana è un successo che come Lega non possiamo che andare fieri”.

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