SIENA – Il 29 ottobre l’assemblea degli azionisti di Mps non rappresenterà un referendum tra il progetto del Monte dei Paschi e l’Opas di Intesa Sanpaolo.
Lo ha spiegato l’amministratore delegato Luigi Lovaglio in un’intervista a Bloomberg Tv, sottolineando che il voto servirà soprattutto a mantenere aperta un’alternativa e a esercitare una «pressione competitiva» sul prezzo dell’offerta di Intesa.
Secondo Lovaglio, la scelta definitiva per gli azionisti arriverà soltanto tra novembre e dicembre, quando dovranno decidere se aderire all’Opas oppure sostenere il progetto alternativo di Mps. Senza un’alternativa, ha osservato il manager, Intesa avrebbe la strada libera e potrebbe anche rinunciare a un rilancio. Per superare il primo passaggio servirà il 67% dei voti.
Lovaglio si è detto ottimista e convinto che gli azionisti sapranno riconoscere il valore del progetto, anche alla luce dei 4 miliardi di dividendi straordinari distribuiti e della crescita registrata dalla banca negli ultimi anni. Il riferimento riguarda soprattutto Delfin e Caltagirone. «Non ho avuto occasione di parlarne con loro», ha spiegato l’amministratore delegato, «ma sono sicuro che sapranno riconoscere il valore del nostro progetto».
Quanto al governo, Lovaglio ha sottolineato che l’esecutivo «sta dichiarando apertamente di non voler interferire con il mercato». Una posizione che, secondo il manager, resta coerente con la possibilità di aumentare la pressione competitiva sui prezzi e valorizzare la partecipazione detenuta dallo Stato.
Solo dopo il via libera dell’assemblea, ha aggiunto Lovaglio, Mps potrà avviare le trattative con i protagonisti delle due operazioni. L’obiettivo sarà convincere soprattutto i grandi fondi di investimento e gli operatori istituzionali.
Il nodo Banco Bpm
Sul fronte Banco Bpm, il principale nodo riguarda Crédit Agricole, primo azionista di Piazza Meda. Lovaglio si è detto «fiducioso» che la banca francese possa sostenere un progetto capace di creare valore. Ha inoltre ricordato che finora non si sono svolte discussioni specifiche sull’offerta, anche a causa dei vincoli imposti dalla passivity rule.
Più prudente il giudizio su UniCredit. Lovaglio ha confermato di aver sentito parlare di un possibile interesse di Piazza Gae Aulenti per rilevare alcune filiali, nell’ambito degli eventuali rimedi richiesti dall’Antitrust. Il manager ha definito questa prospettiva «un’opzione», osservando però che UniCredit sembra mantenere per ora una strategia di attesa, secondo la logica del «wait and see». La situazione potrebbe cambiare dopo l’assemblea.
L’amministratore delegato si è detto fiducioso anche sul sostegno di Generali. «Ha sempre voluto fare bancassicurazione e noi abbiamo la miglior rete in Italia», ha affermato, definendola «una rete potente per creare una buona combinazione delle due piattaforme». Ieri il consiglio di amministrazione di Trieste si è riunito per un aggiornamento sull’Ops relativa alla controllata Banca Generali e per avviare la fusione di Alleanza in Generali Italia.
Il rischio dello “spezzatino”
Resta infine il nodo più delicato: le possibili cessioni di sportelli che l’operazione Intesa potrebbe richiedere per superare i rilievi sulla concorrenza. Lovaglio ha messo in guardia dal rischio di uno «spezzatino» di Mps.
Secondo il manager, lo smembramento della banca ridurrebbe la concorrenza e indebolirebbe la capacità dell’istituto di sostenere i territori. «La corona può diventare più grande, ma il regno più piccolo», ha sintetizzato Lovaglio, descrivendo il rischio di un gruppo formalmente più grande ma con un perimetro di Mps fortemente ridimensionato.







