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Con la quasi definitiva affermazione dell’Opas di Intesa su Mps si aprono nuovi scenari per Siena ma soprattutto per il sistema bancario italiano.

Salvo cambiamenti dell’ultim’ora francamente inimmaginabili, le decisioni annunciate confermano la fine della storia pluricentenaria di Mps. Fine che si può imputare in particolare alle decisioni dei soci italiani privati. In particolare, Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio), gruppo Caltagirone, famiglia Benetton, e altri. Con l’annuncio del loro voto contrario alle proposte dell’ad Luigi Lovaglio e favorevole all’Opas di Intesa, metteranno una pietra tombale sull’indipendenza della banca senese. 

Per provare a capire gli esiti futuri di questo scenario, ormai quasi segnato, ospitiamo l’intervento del professore dell’Università di Pisa, Alessandro Volpi, che spiega alcune cose. Spiega come i soci privati abbiamo scelto di trasformare le loro partecipazioni bancarie in mere “rendite finanziarie”. Come lo Stato diventerà irrilevante sul futuro del sistema del credito nel nostro Paese. Come a farla da padrone a breve saranno i fondi americani, Blackrock e altri, che diventeranno i veri deus ex machina delle banche, Intesa in particolare.

Il tutto, mentre scenari tempestosi si annuvolano all’orizzonte, provenienti proprio da oltre Atlantico. Con una crisi finanziaria annunciata a causa dell’immenso debito pubblico degli Usa. E quella, altrettanto annunciata, aggiungiamo noi, della bolla finanziaria creata dall’AI.

Una ragione in più per renderci conto dell’occasione che, una volta ancora, l’Europa sembra avere perduto per dotarsi di un proprio sistema del credito. Di cui Mps avrebbe potuto essere protagonista. Ci sono ancora venti giorni. I decisori potrebbero ancora cambiare idea. Ma la strada è stretta. (M.T.)

 

di Alessandro Volpi

Alessandro Volpi

L’Opas lanciata da Intesa San Paolo su Mps fa capire molte cose del sistema bancario italiano che provo qui a sintetizzare.

1) E’ molto probabile che l’offerta di Intesa abbia successo. Tra gli altri hanno già aderito Delfin, Caltagirone e Benetton. Questo dimostra che il “salottino” della finanza domestica non crede affatto nell’ipotesi dell’amministratore di Mps, Luigi Lovaglio, di realizzare il suo piano di acquisire Bpm e banca Generali.

Mps, altro no pesante al piano Lovaglio: Caltagirone contrario

2) Se l’Opas avrà successo, Mps sparirà dopo secoli di storia con una parte delle filiali passate, attraverso Unipol, a Bper. Fine di un’epoca.

3) Nella nuova Intesa San Paolo, il peso complessivo dei soci provenienti da Mps si attesterebbe indicativamente tra il 5,0% e il 7,0% del capitale sociale post-aumento. In questo scenario, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la cui partecipazione diretta in Mps si è attestata all’11,7% a seguito dei recenti collocamenti, vedrebbe la propria quota convertita in una partecipazione in Intesa Sanpaolo compresa tra lo 0,6% e lo 0,8%. Quindi lo Stato diventerebbe del tutto irrilevante per la gioia di Calenda e amici.

4) Allo stesso modo, investitori privati di primo piano presenti nel capitale di Mps come il gruppo Delfin e il gruppo Caltagirone, detentori insieme di circa il 30% della banca senese, vedrebbero traslate le proprie posizioni in quote individuali comprese tra lo 0,2% e lo 0,3% della nuova entità aggregata. In pratica trasformerebbero le loro posizioni in mera rendita finanziaria.

5) In questo contesto emerge con estrema chiarezza la rilevanza di BlackRock: il colosso statunitense del risparmio gestito, già titolare di una quota storica superiore al 5% in Intesa Sanpaolo e presente anche nell’azionariato Mps, arriverebbe a consolidare una partecipazione finale stimata tra il 5,2% e il 5,5%. Tale percentuale consacra BlackRock come il primo singolo azionista privato del gruppo, subito dopo la Compagnia San Paolo e prima di Fondazione Cariplo, attribuendogli un peso determinante nelle decisioni strategiche e nelle assemblee per il rinnovo dei vertici. In sintesi BlackRock vince anche perché il grosso del resto dell’azionariato sarà nelle mani di altri fondi prevalentemente statunitensi.

Finanziarizzazione del sistema

La finanziarizzazione continua anche se il banco rischia di saltare perché la montagna di debito pubblico Usa sta facendo lievitare gli interessi dei titoli di Stato, compresi quelli italiani, con il decennale al 4,5%. Ma se salgono i rendimenti il prezzo dei titoli scende e le banche italiane, Intesa compresa, hanno circa il 75% del loro portafoglio in titoli del debito italiano.

 

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