SIENA – Nessun cambio di rotta a Palazzo Sansedoni alla vigilia di uno degli appuntamenti decisivi per il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena. Riunita oggi, la Deputazione Generale della Fondazione Mps ha confermato ufficialmente la delibera di indirizzo già approvata all’unanimità lo scorso 23 ottobre.
Una decisione che, nonostante le fughe in avanti del Presidente Riccardo Coppini, blinda il sostegno della Fondazione al piano industriale dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio in vista dell’Assemblea degli azionisti in programma per domani, 29 ottobre.
Con questo passaggio l’organo di indirizzo della Fondazione riconosce all’attuale gestione il merito del rilancio operativo e finanziario della banca, individuando nel piano di Lovaglio il percorso necessario per garantirne l’indipendenza, l’integrità e l’identità storica. Pilastri fondamentali di questo orientamento restano la tutela dei livelli occupazionali e il mantenimento della Direzione Generale a Siena. La Deputazione ha tuttavia mantenuto un margine di manovra strategico, lasciando aperta la possibilità di valutare eventuali offerte alternative da soggetti esterni — compresa l’ipotesi Intesa Sanpaolo — nel caso in cui – come ormai sembrerebbe scontato – l’assemblea dovesse bocciare il piano presentato dal vertice operativo della banca.
Il documento approvato il 23 ottobre scorso
La Deputazione Generale nella riunione odierna ha deliberato all’unanimità il proprio indirizzo per la Deputazione Amministratrice, in merito alla prossima assemblea di Banca Mps S.p.A. del 29 ottobre 2026, dando indicazione per la partecipazione della Fondazione Mps e per l’espressione del voto sui singoli punti all’ordine del giorno in stretta coerenza con le valutazioni di seguito riportate:
- la Fondazione Mps è espressione forte del suo territorio di riferimento ed è collegata alla Banca conferitaria da un legame storico;
- la Banca Mps è stata interessata da un importante processo di ristrutturazione e di valorizzazione realizzato dall’attuale governance, e propone un progetto industriale di sviluppo che, se portato a compimento, assicurerebbe la conservazione della sua indipendenza strategica, della sua integrità e della sua identità, la conseguente salvaguardia dell’occupazione e più in generale di tutti i profili sociali legati alla presenza della direzione generale di un grande gruppo bancario nell’originario territorio di riferimento;
- nel caso che l’avvio di tale progetto fosse impedito dall’esito del voto espresso dagli azionisti della Banca Mps, nulla osta per la successiva presa in considerazione da parte della Fondazione Mps, di operazioni straordinarie proposte da soggetti esterni le quali, peraltro, allo stato delle cose, è prematuro prendere in considerazione e valutare in quanto, come rilevato in precedenza, il loro iter formale non risulta definito.
La divergenza con il Presidente Coppini
La conferma dell’indirizzo evidenzia però una netta divergenza di vedute tra la Deputazione e il presidente della Fondazione. Già il 16 ottobre Coppini si era espresso favorevolmente verso un’integrazione con Intesa Sanpaolo, evidenziando le potenziali ricadute economiche e sociali per il territorio.
Una posizione ribadita e inasprita nelle ultime ore, con il presidente che è tornato a criticare l’atteggiamento della città e delle sue istituzioni, definendo un “arroccamento su posizioni indifendibili” la resistenza ad aperture esterne e richiamando la necessità di essere “senesi con intelligenza”.
Nonostante la dialettica interna e la spaccatura al vertice, la linea votata dalla Deputazione resta dunque invariata: domani la Fondazione Mps si presenterà in assemblea facendo sponda sulla continuità della gestione Lovaglio per difendere l’autonomia e il presidio territoriale dell’istituto di Rocca Salimbeni.







