FIRENZE – Le aziende toscane cercano laureati, ma faticano a reperirli: nel trimestre settembre-novembre 2026 prevedono 33.460 assunzioni, di cui 4.280 con titolo universitario.
I laureati rappresentano il 12,8% del totale, ma per il 50,4% delle posizioni le imprese segnalano difficoltà di reperimento. Lo rileva il rapporto Il valore della formazione universitaria e le nuove sfide del lavoro, realizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.
Una domanda in crescita, ma sbilanciata
La richiesta di profili laureati resta dinamica, tuttavia metà delle figure ricercate risulta introvabile, in Toscana come nel resto d’Italia. Il rapporto individua nel disallineamento tra competenze disponibili e competenze richieste la causa principale del fenomeno: più che un problema di quantità, si tratta di una questione di composizione della domanda.
La Toscana mostra un’incidenza di laureati nelle assunzioni pari a quella del Veneto (12,8%) e la stessa quota di difficoltà di reperimento dell’Emilia-Romagna (50,4%). La Lombardia guida la classifica per peso dei laureati, con il 22% delle 114.480 entrate previste: le imprese cercano 25.170 laureati e nel 45,8% dei casi faticano a trovarli. Seguono Lazio (19,6%), Sicilia (19%), Campania (18,4%) e Liguria (17,7%).
Le differenze territoriali
La geografia regionale pesa molto. L’Emilia-Romagna prevede 7.120 assunzioni di laureati su 47.740 entrate (14,9%), con una difficoltà di reperimento identica a quella toscana. Marche e Umbria registrano invece una domanda più contenuta, rispettivamente del 10,8% e del 9,3%, ma difficoltà ancora più alte: 54,2% e 55,1%.
Il rapporto avverte che la presenza di università vicine alle imprese non basta a garantire l’incontro tra domanda e offerta. Il Veneto, che ospita atenei importanti, registra difficoltà di reperimento nel 54,5% dei casi.
Firenze guida, Grosseto chiude
I dati provinciali si riferiscono alle assunzioni previste nel 2025, anno in cui la Toscana contava 369.380 entrate. I laureati pesavano il 9% del totale, sotto la media nazionale dell’11,6%.
Firenze si colloca in testa sia per numero di assunzioni previste, 110.600, sia per quota di laureati, pari all’11,4%. Segue Pisa, con 36.220 entrate e il 10,3%. Pistoia arriva al 9,5%, Arezzo all’8,8%, Lucca all’8,4% e Siena all’8,2%. Più indietro si collocano Prato (7,8%), Massa-Carrara (7%) e Livorno (6,4%). Grosseto chiude la classifica con il 4,1% su 24.780 entrate, la quota più bassa d’Italia. Solo Firenze e Pisa superano la media regionale e solo Firenze si avvicina a quella nazionale.
Chi assume senza laurea
All’altro estremo, le assunzioni per cui basta la scuola dell’obbligo rappresentano il 25,3% del totale regionale. La quota supera il 30% a Grosseto (31,6%) e Prato (31,4%), mentre resta sotto la media a Pisa (22,9%) e Firenze (23,6%). Prato registra anche una bassa incidenza di diplomati secondari, ferma al 17,2%; Siena (26,9%) e Livorno (26,2%) si collocano leggermente sopra la media toscana.
Secondo la Fondazione, la domanda di laureati dipende soprattutto dalla capacità dei sistemi economici locali di generare opportunità professionali coerenti con quel livello di istruzione. Una domanda debole limita la valorizzazione dei laureati e spinge molti di loro verso territori più attrattivi.
I profili più introvabili
Le difficoltà crescono soprattutto nei settori tecnico-scientifici e sanitari. Le imprese faticano a reperire laureati in area chimico-farmaceutica (72,8%), sanitaria e paramedica (70,8%), medico-odontoiatrica (67,2%), ingegneria industriale (65,7%), ingegneria elettronica e dell’informazione (63,8%) e scienze matematiche, fisiche e informatiche (62,5%).
Le percentuali più basse riguardano invece gli indirizzi umanistici (37,6%), giuridico (38,7%) e politico-sociale (39,3%). Il quadro conferma che il nodo non è soltanto produrre più laureati, ma costruire un raccordo più efficace tra università, imprese e fabbisogni del territorio.







