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FIRENZE – Carla Braccialini, fondatrice della storica maison fiorentina di pelletteria che porta il suo nome, è morta a Firenze all’età di 95 anni.

Imprenditrice e creativa, è stata una delle voci più originali della moda italiana: ha trasformato la borsa da semplice accessorio in oggetto di fantasia, riconoscibile per forme inedite, colori vivaci e dettagli ironici.

L’inizio di un’avventura

Tutto ebbe inizio nel 1954, quando Carla e il marito Roberto aprirono a Firenze un piccolo laboratorio artigianale. «Settant’anni fa le appiccicavo con il Vinavil e le cucivo con un ago da carpentiere», raccontava la stilista, ricordando i primi esperimenti.

Braccialini non aveva una formazione specifica nella pelletteria. Fece della libertà creativa il tratto distintivo del proprio lavoro: immaginava prima una borsa e soltanto dopo cercava il modo di realizzarla. Fiori, animali, casette, taxi, treni, automobili e personaggi fiabeschi divennero, negli anni, gli elementi di un linguaggio stilistico inconfondibile.

Le sue creazioni ridefinirono il concetto di accessorio femminile. Oltrepassarono i canoni tradizionali e portarono nella pelletteria un approccio giocoso e anticonformista, in cui la qualità artigianale toscana incontrava la sperimentazione e l’ironia.

Alla guida dell’azienda

Nel 1976, dopo la morte del marito, Carla Braccialini assunse la guida dell’azienda. Proseguì il progetto avviato con Roberto e coinvolse progressivamente i tre figli, Riccardo, Massimo e Lorenzo.

Il percorso non fu privo di ostacoli. L’alluvione di Firenze del 1966 colpì duramente il laboratorio, mentre dolorose vicende familiari misero alla prova la sua determinazione. Braccialini non abbandonò mai il lavoro né la propria visione imprenditoriale.

La svolta internazionale

Nel 1986 l’azienda avviò una collaborazione con la stilista britannica Vivienne Westwood per la produzione e la commercializzazione di accessori. L’accordo consolidò la presenza del marchio nel mondo della moda.

Nel frattempo, le collezioni Braccialini conquistarono una visibilità internazionale. Si distinsero per la capacità di raccontare storie attraverso oggetti quotidiani, trasformati in piccole creazioni artistiche.

La borsa-casetta

Tra gli episodi più significativi della sua produzione figura la nascita della borsa a forma di casa, ispirata a uno scippo subito nel centro di Firenze nel 2003. In quell’occasione Braccialini perse denaro, documenti, alcune fotografie dei figli e un sassolino ricevuto in regalo dal figlio più piccolo.

Da quell’esperienza personale nacque l’idea di una borsa-casetta, simbolo del desiderio di custodire gli oggetti e i ricordi più cari.

Un riconoscimento e un libro

Nel 2009 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano le conferì il titolo di Cavaliere del Lavoro, in riconoscimento del contributo offerto allo sviluppo dell’imprenditoria italiana.

Nel 2021, insieme al giornalista Maurizio Naldini, pubblicò il libro autobiografico La ragazza che non sapeva fare le borse. Il titolo restituiva, con ironia, lo spirito di una donna che aveva costruito un’impresa internazionale partendo da intuizioni e sperimentazioni artigianali.

La passione per il lavoro l’accompagnò fino a un’età avanzata. Come raccontò il figlio Lorenzo nel 2025, si ritirò dall’attività a 86 anni, ma a 94 sentiva ancora la mancanza del lavoro e avrebbe voluto continuare a creare.

Oggi il marchio Braccialini, acquisito nel 2017 da Graziella Holding, prosegue il proprio percorso imprenditoriale.

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