FIRENZE – Sono 22 i tavoli di crisi aziendali attualmente attivi in Toscana, con 4.884 lavoratori coinvolti.
A tracciare il bilancio è stato Valerio Fabiani, consigliere del presidente della Giunta regionale, durante un’audizione in commissione Sviluppo economico e rurale, presieduta da Brenda Barnini (Pd).
“Fuori da ogni retorica, il rapporto con il territorio è prezioso e decisivo nella gestione e soluzione di una crisi aziendale”, ha esordito Fabiani.
“La Regione Toscana è tra le più organizzate, unica con il Veneto ad avere un Ufficio dedicato da quasi vent’anni. Non tutti i casi arrivano a noi, ma non ci siamo mai girati dall’altra parte. Garantiamo presenza istituzionale, anche oltre le nostre competenze, favorendo incontri tra imprese”.
Fabiani ha evidenziato successi in realtà piccole, come la fabbrica di castagne a Marradi con meno di 10 dipendenti, ma grande impatto territoriale. “Il nostro intervento è a 360 gradi, spesso a mani nude, senza obblighi normativi per le aziende. Serve prevenzione, perché spesso ci chiamano quando tutto è perduto”.
Bilancio delle crisi gestite
Dall’inizio della scorsa legislatura, i casi risolti con soluzioni occupazionali almeno parziali sono 61, per 7.832 lavoratori potenziali. In transizione – con possibilità di ripartenza – sono 7 casi (726 posti).
Ai 22 tavoli aperti si aggiunge il comparto moda, “fenomeno tutto toscano”, con lavoro su ammortizzatori sociali. Vertenze senza reindustrializzazione: 11 casi (364 posti), con supporto per ricollocazione via centri per l’impiego. Infine, 73 casi di monitoraggio nel moda: 12 in cassa per cessazione, 8 con licenziamenti collettivi, 53 attive con ammortizzatori e contratti di solidarietà.
“La moda è una filiera di miriade di piccole imprese, su cui l’Unità di crisi non ha sempre visibilità”, ha aggiunto Fabiani.
Casi emblematici
Tra i risolti: Venator di Scarlino (Grosseto, chimico), 250 posti salvati e accordo per rilancio industriale; G-Logistic di Montelupo Fiorentino (80 logistica moda), reinternalizzati i lavoratori. Crisi aperte: Beko Siena, polo siderurgico Piombino (progetti in parallelo, Magona in vendita), Panelba Porto Ferraio, Frosini Signa (90 posti a rischio, complicata da incendio). Monitorati: Pierburg Livorno (automotive, due offerte vincolanti imminenti). Novità nell’automotive: protocolli preventivi con Pierburg, ex Vitesco e Magna.
Interventi e domande dei consiglieri
L’audizione ha suscitato interesse. Roberta Casini (Pd) ha lodato il lavoro, chiedendo sul panno casentino aretino. Chiara La Porta e Luca Minucci (Fdi) hanno espresso preoccupazioni sul casentino (“azienda storica abbandonata da novembre”), ruolo dell’Unità di crisi e politica industriale del Governo Meloni; Minucci ha citato Venator e consorzio latte Maremma. Claudio Gemelli (Fdi) ha proposto distretti per moda/pelletteria e tutele per “lavori deboli”. Irene Galletti (M5S) ha insistito su prevenzione via nuovo codice crisi (Camere di commercio), reskilling con fondi Ue 2021-27 e Invest in Tuscany, evitando delocalizzazioni.
Brenda Barnini ha chiuso: “Una crisi non è responsabilità individuale, ma sistemica: parliamo di policrisi. Ora i dazi più alti dagli anni ’30 cambiano lo scenario, con mercati chiusi come Russia e Medio Oriente. Estendiamo protocolli automotive ad altri settori, dopo la lezione GKN. Le aziende sfruttano poco il codice imprese: va diffuso”.
Replica di Fabiani
Nella replica, Fabiani ha annunciato sul casentino: “Un gruppo di imprese lavora a un progetto per salvare la produzione, includendo i dipendenti in cassa. Sulla moda, riorganizziamo filiere con responsabilità d’impresa: chi licenzia offre dotazione economica al nuovo datore. Interagiamo con Camere di commercio”.







