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PISA – In Italia la ricchezza continua a concentrarsi in poche mani, mentre il sistema fiscale finisce per agevolare proprio le fasce più abbienti della popolazione.

È l’amara fotografia scattata da un recente studio condotto dagli economisti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università Milano-Bicocca, insieme a ricercatori dell’Università della Calabria e della LMU di Monaco, pubblicato sulla rivista scientifica Review of Income and Wealth.

I modelli di riforma e la tassazione dei capitali

Dall’analisi dei dati più recenti elaborati con Banca d’Italia emerge un paradosso evidente: mentre un lavoratore dipendente del ceto medio versa in tasse circa il 45% del proprio reddito, lo 0,1% dei contribuenti più ricchi del Paese — ovvero circa 50.000 persone con un patrimonio netto medio superiore ai 20 milioni di euro — si ferma a un’aliquota effettiva del 32,6%.

Questa sproporzione evidenzia come la regressività del nostro Fisco penalizzi il lavoro a vantaggio delle rendite finanziarie e patrimoniali, estendendosi a tutto il 7% più ricco della popolazione, composto da chi possiede un patrimonio netto superiore ai 490.000 euro.

Per correggere questa stortura, gli studiosi Matteo Dalle Luche, Demetrio Guzzardi, Elisa Palagi, Andrea Roventini e Alessandro Santoro hanno simulato diversi scenari di riforma. Le opzioni analizzate vanno dall’unificazione delle aliquote tra redditi da lavoro e da capitale, all’introduzione di imposte differenziate, fino a interventi mirati unicamente sui rendimenti finanziari. In tutti i modelli ipotizzati, l’aliquota media per la fascia più ricca della popolazione aumenterebbe in modo significativo, arrivando fino al 60% per lo 0,1% più abbiente.

Proposta patrimoniale: gettito da 13,5 a 30 miliardi all’anno

Tra le soluzioni concrete avanzate dagli economisti spicca l’introduzione di un’imposta progressiva sulle grandi ricchezze. Come spiega Andrea Roventini, docente della Scuola Sant’Anna, è possibile ripristinare la progressività del sistema fiscale e ridurre le disuguaglianze applicando modeste aliquote sul patrimonio netto del 7% più ricco degli italiani, con quote variabili tra lo 0,1% e l’1,3%.

Le cifre simulate dallo studio mostrano del Sant’Anna di Pisa e della Bicocca, l’impatto economico di una simile misura: un’imposta dell’1,3% applicata all’1% più ricco genererebbe un gettito supplementare di circa 30 miliardi di euro all’anno. Se la stessa aliquota venisse riservata soltanto allo 0,1% degli italiani più facoltosi, lo Stato incasserebbe circa 13,5 miliardi di euro in più ogni anno, mentre un intervento limitato ai soli miliardari porterebbe comunque nelle casse pubbliche un extra-gettito di circa 2 miliardi di euro. Numeri destinati a riaccendere il dibattito sulla giustizia fiscale e sulla necessità di un riequilibrio del carico tributario in Italia.

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