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VIAREGGIO – Il Consiglio comunale di Viareggio ha respinto lunedì mattina la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione contro l’assessore Rodolfo Salemi: 9 i voti favorevoli, 15 quelli contrari, tutti espressione della maggioranza compatta.

La seduta, convocata in orario mattutino e svolta a porte chiuse per la parte dedicata alla mozione, chiude – almeno per ora – una vicenda che da fine agosto tiene banco in città e ha avuto eco nazionale.

Il voto in Consiglio e le polemiche sulla trasparenza

La mozione, depositata dai gruppi di minoranza dopo che il caso era esploso a livello nazionale, è stata discussa in un’aula “blindata”: al momento del dibattito sul documento il pubblico è stato fatto uscire, come previsto dal regolamento per le sedute segrete. L’opposizione aveva chiesto lo svolgimento del Consiglio nel pomeriggio, per favorire la partecipazione dei cittadini, e lo scrutinio segreto sul voto: entrambe le richieste sono state respinte dalla maggioranza, che ha optato per il voto palese ma a porte chiuse. Nei giorni precedenti la minoranza aveva attaccato l’amministrazione della sindaca Sara Grilli, denunciando comportamenti “poco trasparenti” e “non rispettosi nei confronti dei cittadini”.

La vicenda: dai messaggi su Telegram alle dimissioni respinte

Il caso nasce a fine agosto, quando diventa pubblico un messaggio scritto da Salemi – assente lunedì in Consiglio – in una chat di Telegram con oltre 5.600 iscritti, nel quale l’assessore segnala la posizione di tre posti di blocco della polizia attivi in quel momento a Viareggio. La rivelazione scatena polemiche che arrivano fino al Parlamento e vedono l’opposizione chiedere a gran voce le dimissioni dell’assessore, mentre anche i sindacati autonomi di polizia prendono posizione contro di lui. Dopo un lungo confronto in municipio tra Salemi e la sindaca Grilli, l’assessore consegna una lettera di dimissioni, ma la prima cittadina decide di respingerle e di mantenerlo in giunta. Di lì la richiesta di un Consiglio straordinario e la mozione di sfiducia.

Fuori dal municipio: i cartelli e la protesta di Manuela Guidi Pardini

Mentre in aula si discuteva, all’esterno del municipio sono comparsi due cartelli. Il primo richiamava il “significato di municipio” come luogo di assunzione di doveri, indicando nella trasparenza il primo dovere e definendo il Comune, senza di essa, “il castello del re da cui oggi si tiene fuori la città”. Il secondo, più toccante e apolitico, posizionato da Manuela Guidi Pardini, mamma di Leonardo Brown, giovane viareggino di 22 anni deceduto nel luglio 2023 in un incidente stradale alla Darsena: “Leonardo – recitava il cartello, con la foto del ragazzo –, la strada gliela ha portata via. La sicurezza non è un avviso, è responsabilità”. La donna, che nei giorni scorsi aveva già espresso amarezza per il “perdono” nei confronti dell’assessore, lunedì ha spiegato le ragioni della sua protesta pacifica.

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