VOLTERRA (PI) – Martedì 10 novembre alle ore 15.30, presso il Centro Studi Santa Maria Maddalena di Volterra, sarà presentato alla cittadinanza il progetto per la nuova viabilità e per l’accessibilità all’area dell’Anfiteatro Romano.
L’imponente opera, che sarà presto interamente portata alla luce, richiede, per poter essere fruita e diventare un polo di attrazione dell’offerta culturale cittadina, un sistema di accessi adeguato. A tal fine la Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, che fin dall’inizio ha sostenuto con propri contributi le campagne di scavo, ha finanziato un progetto dedicato, redatto dallo studio X di Roma e seguito dal geom. Paolo Franceschini, componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione.
Il progetto nasce da un protocollo d’intesa sottoscritto con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, il Comune di Volterra e la Regione Toscana. La Fondazione CRV si è fatta carico del finanziamento della progettazione e ora la presenta e la consegna ai soggetti che, in base all’accordo, dovranno realizzarlo: la Regione Toscana e il Comune di Volterra.
L’intervento riguarda il complesso delle aree archeologiche romane della città, poiché prevede anche i collegamenti di accesso al Teatro Romano, inserendosi in una visione più ampia di valorizzazione.
Il punto di partenza è la completa riorganizzazione del parcheggio di Docciola, che verrà articolato in modo più funzionale. Avrà aree di sosta per automobili e pullman, e consentirà l’accesso pedonale all’Anfiteatro.
“Questo progetto è in continuità con gli interventi realizzati dalla Fondazione per il cantiere dell’Anfiteatro – afferma Roberto Pepi, presidente della Fondazione CRV – siamo stati noi a stanziare i primi finanziamenti e a far partire lo scavo. Si tratta di un ulteriore step verso la valorizzazione di un’opera straordinaria. Ma siamo ancora lontani dal cambio di passo che puntare sull’Anfiteatro potrebbe portare a Volterra. Dello scavo si parla poco e manca un’adeguata promozione”.
“Il nostro impegno è un’ulteriore spinta alla valorizzazione di questa grande opera, nella quale la Fondazione ha sempre riposto estrema fiducia”, ha continuato Pepi.
“La Fondazione è convinta che possa portare benefici non solo culturali ma anche economici e sociali a tutto il territorio”.
Approfondimento: l’Anfiteatro che non c’era
L’anfiteatro romano di Volterra è rimasto completamente dimenticato per oltre 1600 anni: nessuna fonte antica lo menzionava e nulla ne lasciava sospettare l’esistenza. Sorgeva in una valle verde, nei pressi della necropoli etrusca del Portone e del teatro romano di Vallebuona. Un’area nota solo come terreno collinare vicino al cimitero moderno.
La scoperta avvenne in modo inatteso nell’estate del 2015, durante i lavori di ripristino del botro di Docciola. L’acqua mise in luce un muro curvo in panchino, la pietra locale, lungo 42 metri. Fu il primo indizio della presenza di una gigantesca struttura ellittica, identificata come edificio pubblico di epoca romana. La sorpresa fu tale da dare origine al nome «L’Anfiteatro che non c’era», divenuto il claim dello scavo.
L’ovale misura circa 65 metri sull’asse minore e 82 su quello maggiore, e avrebbe potuto ospitare 8.000-10.000 spettatori. Sembra però che l’edificio non sia mai stato completato secondo il progetto originario. Pare che nel tempo, da luogo di spettacoli si sia trasformato in una o più strutture le cui funzioni sono ancora da chiarire.







