Bonus per l'ad Lovaglio
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SIENA – L’uscita di Luigi Lovaglio da amministratore delegato di Mps è ora definitiva.

Il consiglio di amministrazione ha deliberato la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro per giusta causa, dopo la revoca delle deleghe. Una decisione legata alla candidatura del banchiere lucano nella lista di Plt Holding, che alimenta le schermaglie tra azionisti in vista dell’assemblea del 15 aprile.

L’appuntamento si preannuncia cruciale: determinerà il futuro del terzo gruppo bancario italiano, con una capitalizzazione di oltre 22 miliardi di euro a Piazza Affari. Non si tratta solo di un cambio ai vertici. Mps è pronta a una partnership innovativa su due fronti: Mediobanca per gli investimenti e la rinata Rocca Salimbeni come banca commerciale, sotto la guida di Lovaglio. Le sinergie prospettate raggiungono i 700 milioni di euro, con capitali abbondanti per ridisegnare il mercato.

Ieri un consiglio straordinario ha analizzato i dettagli dell’assemblea di mercoledì prossimo. Il cda uscente vuole imporre Fabrizio Palermo come nuovo ad, evitando concessioni ai rivali. Delfin, primo azionista con il 17,5% del capitale, ha confermato la presenza all’assemblea, ma non ha chiarito il voto. Appoggi alla lista del consiglio attuale arrivano da Francesco Gaetano Caltagirone (11,5%), Benetton (1,4%), fondi Mediolanum (1%), Enpam (0,3%) e potenzialmente Enasarco (1,15%).

Non manca la controffensiva. Pierluigi Tortora, in una lettera ai soci, ha attaccato il proxy advisor Glass Lewis per incoerenza. Il report critica la lista del cda e minimizza l’indagine della Procura di Milano su Lovaglio, ma nella raccomandazione finale la eleva a fattore decisivo. “Elevando l’indagine a un ruolo decisivo, dopo averla esplicitamente esclusa dall’analisi, crea un’incoerenza che gli azionisti devono valutare”, ha scritto Tortora.

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