Francesco Gaetano Caltagirone e Luigi Lovaglio
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La convocazione era nell’aria. Ora è ufficiale. Domani, lunedì 12 ottobre, è convocato nel pomeriggio il cda straordinario di banca Mps. Lo scrive l’Ansa citando fonti finanziarie.

Sul tavolo dei consiglieri, le novità  degli ultimi giorni che riguardano da un lato il ritocco dell’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio di banca Intesa San Paolo e dall’altro le notizie di stampa sulle volontà di una serie di azionisti “di peso” della banca (Caltagirone, Delfin, Benetton e altri) di voler aderire all’offerta. Di fatto bocciando la doppia mossa proposta dall’ad, Luigi Lovaglio, con le Ops su Banco Bpm e su Banca Generali e il dividendo straordinario di 4 miliardi.

Una situazione che si è fatta ancora più complicata dopo il no reiterato e senza al momento possibili ripensamenti dei francesi di Crédit Agricole a conferire il 30% delle loro quote di Bpm a Mps.

Il tempo del coniglio dal cilindro è arrivato

A quel punto, Lovaglio potrebbe “ritirare le delibere assembleari” oppure prendere tempo e rinviare l’assemblea. Ma al momento non sembra facile intuire con quali motivazioni.

“Tutte le strade portano a Siena”, aveva detto a maggio. Ma ora quelle strade si sono fatte via via sempre più strette e sembrano avere condotto in un vicolo cieco. Certo è che se un coniglio dal cilindro ci fosse questo è il momento di mostrarlo (qualcuno parla di un “cavaliere bianco”, ma chi?, e altri di un possibile maxidividendo per gli azionisti).

Prima di ricevere a Siena il Mangia d’oro, lo scorso agosto, Luigi Lovaglio, parlando ai dipendenti aveva detto di avere “una stanza piena di conigli”. Il problema, aveva spiegato, sarebbe stato quello di far combaciare “il coniglio con il giusto cilindro”. Poi arrivò l’endorsement della premier Giorgia Meloni che, a sorpresa, sembrò essersi schierata per il mantenimento della integrità del Monte dei Paschi.

A tanti osservatori, sembrò il segnale che lo Stato e il Governo avrebbero difeso Mps, e con esso la sua storia e identità. Da allora invece le cose sono andate in tutt’altro modo. Ora è giunto il tempo per sapere da che parte stanno realmente i protagonisti, anche quelli politici e istituzionali, di questa vicenda. La storia si incaricherà di giudicarli, sul piano nazionale ma anche locale. Dunque, se c’è un coniglio in un cilindro questo è il tempo di mostrarlo.

Mediobanca, sì alla fusione con Mps. L’advisor ha parlato

I consiglieri di amministrazione di Rocca Salimbeni peraltro si potrebbero trovare anche a prendere posizione rispetto alle indicazioni del proxy advisor ISS che nelle scorse ore ha dato via libera ai soci di Mediobanca (Mps è principale azionista con l’86,35%) di votare la fusione con Mps all’assemblea che si terrà proprio il 29 ottobre, contestualmente a quella senese. Indicazione simile dovrebbe giungere per i soci di Mps. Una indicazione che conferma la bontà del piano di integrazione tra le due società messo a punto dallo stesso Lovaglio. Indicazione che, dicono gli esperti, di norma viene seguita alla lettera.

Secondo ISS (uno degli advisor a livello globale più importanti e in grado di “influenzare, nel bene o nel male, gli esiti delle proposte di voto avanzate dalle principali società quotate e portate in assemblea”) la fusione tra Mediobanca e Mps rappresenta “un passo verso la piena realizzazione delle sinergie ed eliminerebbe il conflitto implicito tra l’azionista di controllo e i soci di minoranza, che entrerebbero a far parte di un’entità più grande e non controllata, con un capitale azionario più liquido”.

La fusione, dice la relazione, “appare sostenuta da una valida logica strategica e, nel complesso, merita di essere appoggiata, anche se la valutazione delle azioni Mediobanca “non appare particolarmente allettante e nonostante il contesto rappresentato dall’offerta” di Intesa su Mps.

Iss ricorda poi che la fusione è già stata approvata dai cda di Mediobanca e di Mps prima dell’Opas di Intesa e che la sua valutazione deve essere fatta “sullo sfondo di tale offerta”.

Soci in contraddizione

Una frase questa che forse domani sarà essere oggetto di riflessione per i consiglieri di Rocca Salimbeni. Tra questi figurano rappresentanti proprio della finanziaria Delfin della famiglia Del Vecchio e della holding Fgc di Caltagirone.

Infatti, è attesa a breve la stessa indicazione di voto anche per gli azionisti di Mps e anche in questo caso non dovrebbe essere diversa. Dunque gli azionisti che, in primavera (11 marzo 2026 LEGGI), hanno votato per la fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps ora dovrebbero contraddire se stessi e il prossimo 29 ottobre votare contro le loro stesse decisioni.

Un voto che andrebbe contro a quanto indicato da uno degli advisor più importanti del mondo, e nonostante il loro interesse e quello della banca a marzo fosse esattamente il contrario.

Scriviamo “Dovrebbero votare contro” perché l’ipotesi di fusione Mediobanca-Mps non piace a Carlo Messina, ad di Intesa.

Intesa rilancia su Siena ma dà un ultimatum agli azionisti di Mps

Pur non rientrando negli “ultimatum” che ha posto, infatti, Messina preferisce che la fusione di Mediobanca con Mps non avvenga e semmai “venga realizzata successivamente all’Opas al fine di minimizzare il rischio di ripercussioni negative nelle attività di integrazione informatica e di evitare il rischio di duplicazione di costi”.

A questo proposito il proxy precisa che “Intesa abbia invitato i soci Mps a non approvare la fusione sostenendo, tra l’altro, che l’aggregazione potrebbe essere realizzata in modo più efficiente in seguito alla conclusione della propria offerta, riducendo così i rischi legati all’integrazione informatica, alle operazioni e a potenziali duplicazioni di costi”.

“Ciononostante – rimarca Iss – la fusione proposta non sembra, di per sé, compromettere l’offerta di Intesa”, che non ha vincolato la prosecuzione dell’Opas su Mps alla sua bocciatura.

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