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“Non ho obbedito”. Repubblica raccoglie lo sfogo di Luigi Lovaglio, l’amministratore delegato di banca Monte dei Paschi, all’indomani del siluramento. Un pezzo a firma Andrea Greco, prova a ricostruire le ragioni della clamorosa esclusione del banchiere lucano.

Una delle ragioni dell’esclusione sarebbe da ricercare nel pessimo rapporto con Francesco Gaetano Caltagirone, socio di Mps con il 11,45% e uomo forte della finanza italiana. E quel “non ho obbedito”, da ricercare, forse, alla gestione post acquisizione di Mediobanca con incorporazione che Caltagirone non voleva.

“Solo un azionista non mi vuole, perché non mi sono rivelato obbediente”, avrebbe detto Lovaglio a margine la settimana scorsa della presentazione del piano industriale. Poi, “Il cda può fare quello che vuole, non sono legato alla poltrona: e non credo abbiano i numeri”, chiosava.

I numeri, invece, ci sono stati e con 11 voti a favore il cda ha approvato la nuova lista che esclude il suo nominativo e tira dentro – in ordine di presentazione – Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi, per il ruolo di ad. Dall’ordine di presentazione, forse, si capiscono anche i desiderata dei soci, compreso Caltagirone che ben conosce l’attuale ad di Acea e componente del cda di Generali, appunto Fabrizio Palermo. Lovaglio resterà in carica fino al prossimo 15 aprile, quando è convocata l’assemblea dei soci per il rinnovo del board. A votare contro la lista, lo stesso Lovaglio e Alessandra Giuseppina Barzaghi, mentre Barbara Tadolini non ha partecipato alla riunione. E c’è già chi parla di una possibile presentazione di una lista di minoranza.

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I risultati ottenuti

Per Luigi Lovaglio, 70 anni, giunto a Siena nel febbraio 2022, su indicazione del governo di Mario Draghi, sembra un vero disarcionamento dalla sella di Rocca Salimbeni. Non una grande ricompensa per un uomo che, al culmine della sua carriera, può vantare il risanamento della banca più antica del mondo, un aumento di capitale da 2,5 miliardi, un discreto ritorno per il Mef delle risorse investite, fino alla recente acquisizione dell’istituto di piazzetta Cuccia.

La carriera all’estero

Classe 1955, Lovaglio arriva a Siena dopo essere stato molto all’estero, uomo forte di Unicredit. In Bulgaria prima, alla guida della Bulbank, poi in Polonia, all’interno di Pekao Bank. A Varsavia, in pochi anni, passa dalla vicepresidenza al vertice dell’istituto di credito. Dal 2011 al 2017, quando Unicredit vende la propria parte di capitale azionario allo Stato. Nel frattempo, è riuscito a trasformare la banca, portandola a diventare una delle principali del Paese dell’est Europa. Successi che spalancano a Lovaglio le porte per il ritorno in patria.

Il rientro in Italia è a Sondrio. Nell’ottobre 2018 è nel board del Credito Valtellinese nelle vesti di presidente e poi di ad, fino alla acquisizione da parte di Crédit Agricole Italia nel 2021.

Poi il suo arrivo a Siena, in una banca che appariva sfiduciata, data per sconfitta e priva di prospettive future. Quello che lascia, dopo 4 anni, è invece un istituto di credito molto diverso, tornato ad essere terzo gruppo bancario del Paese.

Banca Mps, Luigi Lovaglio è il nuovo amministratore delegato

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