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Dpcm e Coronavirus. Salvare la ristorazione, le proposte delle associazioni di categoria della Toscana

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«Autorizzare la somministrazione fino alle ore 22, nel caso di ristoranti, pizzerie e pub, e fino alle ore 20 nel caso di bar, pasticcerie e pizzerie a taglio, come consentirebbe di fare il Dpcm 24 ottobre 2020, alla lettera ee) del comma 9 dell’articolo 1». È la proposta forte “salva-ristorazione” che le associazioni di categoria regionali Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Confindustria, con l’adesione di Coldiretti, hanno sottoposto al governatore della Toscana Eugenio Giani e all’assessore Leonardo Marras.

Salvaguardare le imprese La proposta rientra nell’ambito di una richiesta più ampia avanzata dalle cinque Associazioni regionali di categoria alla Regione Toscana: quella di fare tutto il possibile per salvaguardare le imprese dal rischio di ulteriori restrizioni. Difendere l’operatività e la funzionalità delle attività del manifatturiero, del turismo, dei servizi e della somministrazione e commercio, infatti, è fondamentale per la tenuta dell’economia e dell’occupazione toscane.

Il ruolo della Regione In merito alla possibilità da cogliere per salvare la ristorazione, le associazioni evidenziano che il testo dell’ultimo Dpcm prevede che le attività di ristorazione possano continuare a somministrare secondo gli orari abituali effettuati in precedenza, se autorizzati dalla Regione e, ovviamente, nel pieno rispetto dei requisiti di sicurezza antiCovid. Un’autorizzazione che la Provincia autonoma di Trento ha già concesso, così come alcuni Comuni, che hanno emanato ordinanze in questa direzione.

«Disposti all’autoregolamentazione» «Prima i locali potevano lavorare fino alle ore 24 e avremmo auspicato che potessero continuare a farlo almeno fino alle 23, ma siamo disposti ad una autoregolamentazione che limiti ancora di più l’orario: alle 22 per ristoranti e pizzerie, alle 20 per bar, pasticcerie e simili. Tutto pur di salvaguardare imprese ed occupati non solo dei pubblici esercizi, ma di tutta la filiera, che va dalla produzione agroalimentare alla ristorazione», scrivono in una nota congiunta le associazioni di categoria. «Consapevoli della necessità di agire con urgenza, abbiamo quindi chiesto alla Regione che si pronunci a favore di questo provvedimento, che serve a garantire la tenuta occupazionale del settore, superando un’incongruenza che pare ogni giorno più evidente: imporre la chiusura alle ore 18 ai ristoranti equivale ad invitarli a chiudere. Se la chiusura fosse spostata almeno alle 22, invece, sarebbero perfettamente in condizione di garantire ai propri clienti il servizio, prendendo le prenotazioni per le 20. E salverebbero una parte importante del loro fatturato».