FIRENZE – Sono appena 48 i residenti in Toscana che finora hanno ricevuto il reddito regionale di reinserimento lavorativo.
La platea potenziale è di circa 11mila toscani, con una stima iniziale di beneficiari attesi intorno alle 2.800 unità per la prima sperimentazione.
La misura, finanziata con 23 milioni di euro stanziati in bilancio, ha comportato fino a oggi una spesa complessiva di circa 93.000 euro. Numeri che, secondo Tomasi, rappresentano un «clamoroso flop» rispetto alle aspettative.
A rispondere in aula è stato l’assessore regionale al lavoro Alberto Lenzi, che ha difeso la gestione e la recente rimodulazione dei criteri di accesso, presentata come frutto di un confronto con le parti sociali nella Commissione regionale permanente tripartita. Lenzi ha spiegato che, tra l’avvio della misura e il 20 maggio 2026, le domande pervenute e accolte dal sistema erano state 89. Dopo la rimodulazione — operata tra il 21 maggio e il 10 giugno — le domande accolte sono salite a 834; il conteggio aggiornato al 18 giugno porta il totale delle domande post-rimodulazione a 985.
L’assessore ha precisato che le domande presentate a maggio risultano istruite e verificate, ma non ancora approvate: per queste sono in corso le procedure di imputazione della spesa, già effettuate invece per le pratiche di aprile.
Tomasi ha però contestato la lentezza delle autorizzazioni, sostenendo che le pratiche di maggio siano bloccate in attesa della nomina del Collegio dei revisori di Arti — l’Agenzia regionale toscana per il lavoro, incaricata della gestione dei Centri per l’impiego. «La maggioranza si sieda al tavolo e investa su formazione e lavoro in modo serio, per i cittadini e le aziende», ha dichiarato il consigliere di FdI.
Lenzi ha replicato che la rimodulazione ha reso la misura «maggiormente coerente con la platea dei soggetti effettivamente raggiungibili», rafforzandone l’efficacia senza però modificarne finalità e condizionalità.







