La casa natale di Cesare Bianciardi in Via Poliziano

Al numero 17 di Via Poliziano c’è ancora una grande terrazza. Da lì, mamma Giacinta lo guardava volare sopra la città di Siena. L’aveva fatta costruire appositamente. In fondo, da San Quirico d’Orcia al capoluogo sono meno di quaranta chilometri in linea d’aria. Volo dopo volo era diventato un pilota provetto, tanto da meritarsi un posto di lavoro nella linea Milano-Parigi ed, eccezionalmente, fu mandato come secondo pilota nel volo passato alla storia come una della più grandi tragedie dello sport.

La tragedia C’era anche lui, il sanquirichese Cesare Bianciardi (e non Biancardi come riportato in gran parte delle pubblicazioni cartacee ed online), nel Lisbona-Torino del 4 maggio 1949, 68 anni fa, per riportare il Grande Torino a casa, dopo l’amichevole con il Benfica. Tre minuti dopo le 17 il Fiat G212 della compagnia aerea ALI, siglato I-ELCE, con a bordo l’intera squadra degli invincibili, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga. Le vittime furono trentuno. Fra questi anche i quattro dell’equipaggio. Il pilota aveva il petto fregiato dai nastrini di due medaglie d’argento e di tre di bronzo. Era tenente colonnello ed al ritorno da Lisbona lo attendeva la famiglia per festeggiare il suo trentaquattresimo compleanno. Si chiamava Pier Luigi Meroni, un segno del destino nella storia del Torino, visto che qualche decennio dopo un giocatore simbolo sarà proprio l’omonimo Luigi Meroni – la farfalla granata – morto anch’esso giovanissimo a 24 anni, nel 1967, investito da un’auto mentre attraversava Corso Re Umberto.

La carriera Ed il secondo pilota era appunto il Bianciardi da San Quirico, nato e cresciuto in Via Poliziano, il Piano come lo chiamano nella cittadina della Val d’Orcia, la via che collega piazza Chigi a Porta Cappuccini.  Il padre era falegname ma lui diventò un pilota di aviazione, una rarità da queste parti. Sarebbe stata imminente la sua promozione a primo pilota, per le eccellenti prove e qualità che aveva dimostrato nel corso degli anni. Il servizio normale del maggiore Bianciardi si svolgeva nell’ultimo periodo sulla Milano-Parigi, ed i suoi dirigenti lo avevano ‘per meriti’ dedicato al volo di Lisbona coi giocatori del Torino proprio per poter contare su un elemento di grande affidabilità.

Invincibili Poi lo schianto, la fine di una squadra da leggenda, invincibile sul campo, fermata soltanto dalla tragedia. Con loro anche alcuni giornalisti al seguito (fra cui il fondatore di Tuttosport Renato Casalbore e Renato Tosatti) e l’equipaggio. Ed anche i sogni, la voglia di volare ed il futuro di Cesare Bianciardi, a 34 anni di età, andarono ad infrangersi nella collina di Superga.

L’atto di nascita, con la registrazione di morte di Cesare Bianciardi. Documento di Ufficio Anagrafe Comune di San Quirico d’Orcia per agenziaimpress.it

Da Via Poliziano Una visita all’ufficio anagrafe di San Quirico d’Orcia, grazie al responsabile Duccio Papini, ci ha permesso di saperne di più. Il Bianciardi, all’anagrafe registrato – dal segretario comunale dottor Toccafondi – con i nomi di “Cesare, Luigi, Antonio, Lamberto”, era nato in Via Poliziano il 18 di agosto del 1914, dalla madre Giacinta Savelli ed il padre Pietro. Con loro anche due testimoni, Ferdinando Zamperini e Lorenzo Garosi. Nel 1948 l’ufficiale dell’aeronautica, dopo un periodo a Livorno ritorna a San Quirico, dove risiede dal 6 febbraio al 15 novembre, per trasferirsi poi definitivamente a Milano, dove vive da single, in piazza Grandi. Fino alla morte del 4 maggio 1949. E nelle settimane successive al Comune di San Quirico d’Orcia arriva la comunicazione dell’atto di morte del Bianciardi, da parte del Comune di Torino.