TORRE DEL LAGO – C’è un corto circuito istituzionale e comunicativo che si sta consumando in queste ore attorno alla Fondazione Festival Pucciniano di Torre del Lago.
Un corto circuito che non riguarda solo i rapporti tra una testata giornalistica e un’istituzione culturale, ma che tocca da vicino principi molto più profondi: la trasparenza, la libertà di informazione e il rispetto per il lavoro giornalistico.
I fatti, nella loro linearità, sono disarmanti. La nostra giornalista, Ilaria Bonuccelli, aveva avviato i consueti contatti con l’ufficio stampa del Festival per concordare la copertura delle opere in cartellone — da Turandota Tosca, fino alla Fanciulla del West — e una serie di interviste con artisti di rilievo internazionale del calibro di Roberto Alagna, Eleonora Buratto, Anna Pirozzi e direttori come Marco Armiliato. A fronte di una iniziale e cordiale apertura via mail da parte dell’ufficio stampa – “Per le interviste sentiamoci al telefono, per gli accrediti dimmi cosa ti interessa…” -, lo scenario è improvvisamente e radicalmente mutato.
Ai successivi e reiterati tentativi di contatto della giornalista è seguito un muro di gomma. Poi, il verdetto definitivo: un diniego totale. Niente visti di accredito per gli spettacoli, nessuna disponibilità per le interviste precedentemente concordate o richieste.
Un rifiuto opposto senza alcuna motivazione editoriale o logistica oggettiva. Un unicum nei rapporti professionali che Agenziaimpress intrattiene quotidianamente con le maggiori istituzioni culturali toscane.
È necessario chiarire un punto fondamentale: la Fondazione Festival Pucciniano è liberissima di gestire le proprie relazioni istituzionali come meglio crede. Tuttavia, quando si gestisce un patrimonio culturale pubblico e si opera in un contesto di rilevanza nazionale, non è accettabile muoversi secondo logiche di totale arbitrarietà.
Questo diniego non rappresenta soltanto uno sgarbo istituzionale nei confronti di una testata che, anno dopo anno, ha sempre garantito ampia e qualificata visibilità agli appuntamenti del Festival. Rappresenta, soprattutto un danno diretto alla programmazione del nostro lavoro giornalistico; una lesione del diritto di cronaca, privato della possibilità di raccontare dal vivo e approfondire uno dei cartelloni lirici più importanti d’Italia.
Un deficit di trasparenza nei confronti del pubblico e dei lettori, i veri destinatari finali dell’informazione culturale. Davanti a questa improvvisa “chiusura” delle frontiere mediatiche da parte del Festival, abbiamo il dovere di chiedere pubblicamente e formalmente conto di tale condotta.
Esistono criticità pregresse che la Fondazione non ha mai esplicitato? O si tratta, invece, di una precisa e deliberata linea di condotta intrapresa nei confronti della nostra Redazione? Fino a quando non riceveremo una spiegazione scritta sulle ragioni di questo ostracismo, non potremo che considerare questo episodio come un gravissimo e ingiustificato bavaglio al giornalismo culturale.
Il silenzio, in questo caso, non è una risposta accettabile.







