SORANO (GR) – Il territorio di Sorano ha custodito una meraviglia del patrimonio culturale toscano per oltre seimila anni. Un’antichissima struttura termale, risalente all’età neolitica, è stata riportata alla luce dopo 6521 anni dalla sua costruzione nel territorio maremmano.
Che la storia di Sorano risalisse all’età preistorica era già cosa nota. Il piccolo comune grossetano nacque infatti come insediamento villanoviano, prima di diventare città etrusca. Così come la vicina Pitigliano, Sorano è arroccata su una rupe tufacea e, esattamente come la lucana Matera, è diventata famosa per le sue grotte rupestri scavate nella roccia e le sue “vie cave”, strade scavate nel tufo, battute già dagli stessi etruschi. Sorano è diventata poi territorio della famiglia degli Aldobrandeschi, che nel XIII secolo d.C. la fece diventare un borgo difensivo e strategico.
Sorano è meta termale dal XV secolo, data alla quale risale il Bagno dei Frati, vasca termale utilizzata dai frati che vivevano nei locali di quella che oggi è la Pieve di Santa Maria dell’Aquila.
Proprio dai Bagni dei Frati, nel luglio 2024, sono partite le operazioni di scavo autorizzate dal Ministero della Cultura e guidate dall’archeologo Stefano Giuntoli, che hanno portato al ritrovamento della vasca neolitica.
Luciano Calvani, presidente della società Antiche Terme Acqua di Sorano, già dai primi anni Duemila aveva studiato alcune vestigia ritrovate nell’area del complesso termale, oltre a osservare una cavità nella roccia, proprio sopra ai Bagni dei Frati, che non era mai stata studiata.
La cavità nel travertino si è rivelata essere un’apertura ampia 320 metri quadri e profonda 3,60 metri, che nascondeva il tesoro di epoca neolitica. Lo scavo ha portato alla luce dapprima un ingresso a imbuto con tre gradini scolpiti nella roccia, per poi rivelare una grande vasca ellissoidale, fatta di travertino e tufo, e un’antica falda di acqua termale, rimasta nascosta per millenni e mai documentata fino ad oggi.
Grazie all’analisi al C14, applicate anche a frammenti di ceramica e manufatti in pietra ritrovati durante gli scavi, gli archeologi hanno potuto datare la costruzione di questa vasca termale tra il 4495 e il 4335 a.C., attestando il ritrovamento come un’importantissima scoperta che arricchisce il patrimonio dell’età neolitica in Italia. Patrimonio che documenta lo stretto e affascinante rapporto che da sempre lega l’uomo alle sorgenti termali, utilizzate sia come cura per il corpo e sia come cura per l’anima.







