FIRENZE – L’intrusione informatica nelle Gallerie degli Uffizi, uno dei musei più prestigiosi d’Italia, risale ai primi giorni di febbraio.
L’allarme è scattato nelle scorse settimane, quando è emerso che gli hacker non si sono limitati a sottrarre documenti dall’archivio digitale. Hanno infatti carpito anche password, utenze, mappe interne del museo e dettagli sui sistemi di sorveglianza.
Secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera, i pirati informatici hanno violato i server, prelevando parte dell’archivio fotografico oltre a informazioni cruciali sulla sicurezza, come codici di accesso e dati interni. È arrivata una richiesta di riscatto, spingendo la direzione a innalzare immediatamente i livelli di protezione.
Per scongiurare rischi, sono state murate in pochi giorni alcune porte di accesso secondario, con mattoni e calcestruzzo, in aree come il Corridoio Vasariano e Palazzo Pitti.
Parte delle opere del Tesoro dei Granduchi, tra i pezzi più pregiati, è stata trasferita in un caveau esterno presso la Banca d’Italia.
La direzione degli Uffizi ha sporto denuncia alla Polizia Postale, che ha aperto un’indagine con il supporto dell’Agenzia nazionale per la cybersicurezza.
I timori sono doppi. Da da un lato, la diffusione dei dati sul dark web per forzare il pagamento del riscatto. Dall’altro, un possibile attacco fisico, simile alla rapina al Louvre di Parigi nell’ottobre 2025, reso più plausibile dal possesso di mappe, dettagli sugli ingressi e sorveglianza.
Le misure di sicurezza vengono potenziate con nuove telecamere, massima allerta per i dipendenti e una revisione delle protezioni informatiche. Le indagini proseguono per identificare i responsabili, ma la preoccupazione resta alta.







