PISA – Beatrice Venezi torna in Italia e sceglie l’attacco frontale. Le spillette contro di lei, diventate simbolo della protesta alla Fenice di Venezia?
«Avrebbero potuto farle più stilizzate, magari con uno Swarovski», scherza e provoca la direttrice d’orchestra, che minimizza ma non arretra.
Quanto alle richieste di un passo indietro dal ruolo di futura direttrice artistica della Fenice, che ricoprirà dal 2027, Venezi annuncia: «Parlerò a tempo debito e sarà pure divertente. All’estero si domandano come mai una fondazione teatrale gestita con soldi pubblici possa essere di fatto gestita dai sindacati, in un contesto quasi anarchico. Per il momento mi limito a citare Boskov: partita finisce quando arbitro fischia».
Le critiche dei musicisti e il caso “spillette”
Il nodo, secondo molti professori d’orchestra della Fenice, è la sua adeguatezza professionale per guidare uno dei teatri lirici più prestigiosi d’Europa. Da qui scioperi, prese di posizione e il movimento delle “spillette” anti-Venezi, che stanno riscuotendo successo tra lavoratori e pubblico.
L’ondata di contestazione potrebbe arrivare anche a Pisa: la Cgil sta valutando la distribuzione e l’uso delle spillette tra i lavoratori del Teatro Verdi, in stato di agitazione. Non è previsto uno sciopero nelle serate interessate, ma i sindacati promettono di far arrivare comunque forte il messaggio a Venezi.
La “Carmen” a Pisa e il fronte politico locale
Dopo due mesi di silenzio pubblico, trascorsi a dirigere a Buenos Aires, Venezi rompe la “clausura” mediatica in occasione della presentazione della sua “Carmen”, in scena al Teatro Verdi di Pisa venerdì 23 e domenica 25. Attorno a lei si schiera il fronte politico locale di centrodestra: il presidente della Fondazione Teatro di Pisa Diego Fiorini, il vicesindaco e assessore alla Cultura Filippo Bedini (Fratelli d’Italia) e il sindaco leghista Michele Conti.
In un clima che percepisce come amico, la direttrice non rinuncia al sarcasmo: «Sono stata impegnata in questi mesi a Buenos Aires e, dopo la direzione a Pisa e a Trieste, tornerò a Montevideo, perché sono talmente raccomandata in Italia che lavoro solo all’estero», dice ai giornalisti.
Numeri, superstizioni e “spiriti liberi”
Venezi racconta di essersi rivolta a una “bruja”, una cartomante sudamericana, che le avrebbe indicato il numero 5 come cruciale per la sua vita, «il numero della libertà». Proprio la libertà è al centro della sua lettura di “Carmen”, come spiega nella prefazione all’opera che dirigerà a Pisa, e in cui si identifica: «L’opera racconta di una società che non sa che farsene degli spiriti liberi, esattamente ciò che accade nel nostro oggi», scrive la direttrice lucchese scelta dal governo per la Fenice.
«La vicenda si commenta da sola»
Ufficialmente dice di non voler entrare nel merito delle polemiche, ma poi ribalta l’accusa sui suoi contestatori: «La vicenda, secondo me, si commenta da sola e la grande maggioranza degli italiani l’ha capita».
La direttrice insiste sul presunto danno d’immagine per il teatro veneziano: «Avrei potuto commentare il danno d’immagine che ha ricevuto la Fenice e quello che si dice all’estero: ci si chiede come sia possibile che un teatro, una fondazione finanziata con fondi pubblici, sia in mano ai sindacati, in un contesto totalmente anarchico». Quanto alle spillette, rilancia con ironia: «Io le avrei fatte più stilizzate, magari con uno Swarovski».
Sulle richieste di dimissioni, nessun dubbio: «Parlerò a tempo debito, dico solo che partita finisce quando arbitro fischia». Di fare un passo indietro, almeno per ora, Venezi non vuole sentir parlare. Anzi, si dice pronta alla battaglia.







