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Dieci pensierini post-referendum

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  1. Ha vinto il popolo italiano, che ha voluto salvare la Costituzione da una brutta riforma. Bastava votare solo l’abolizione del Senato e fare una legge per dimezzare le indennità parlamentari. Ma Renzi voleva esagerare, trasformando in un plebiscito personale il referendum su una brutta riformetta. E lo ha fatto anche con una campagna elettorale in cui ha trasformato il Governo nel più potente dei suoi Comitati del sì, con il sostegno di Rai, Mediaset, e dei giornaloni del Paese.
  1. Ora il popolo avrebbe diritto di andare a votare quanto prima, per scegliere anche chi dovrà governarlo. Magari prima di settembre, termine che consentirebbe ai parlamentari il diritto alla pensione.
  1. La responsabilità politica per la fase da oggi alle elezioni politiche rimane in capo al Pd, che ha la maggioranza parlamentare. Non come ha detto Renzi ieri sera: «Ora ci pensino loro, quelli del no». Nel Parlamento il Pd ha la maggioranza e al Pd spetta lavorare per la legge di stabilità e per una vera riforma elettorale. Mattarella lo sa ed è chiaro che l’incarico per il nuovo Governo dovrà tenere conto della attuale maggioranza parlamentare, che è la solita di ieri.
  1. Nel 2008 Valter Veltroni si dimise da segretario dei Ds, perchè prese il 33% alle politiche. Il 40% del sì, tolti i compagni di viaggio (Verdini, Alfano, Casini, etc.), non è così dissimile da quel risultato.
  1. Mi resta difficile capire come il Pd riaprirà una indispensabile politica di alleanze di centrosinistra, visto che Renzi ha operato per distruggere la sinistra – riuscendoci -, e sfondare a destra – non riuscendoci. Già domani, martedì, alla Direzione del Pd, si vedrà, se ci sarà chi darà battaglia, oppure, se saranno ancora tutti “leali” con il segretario.
  1. Tante servili complicità dentro il Pd, non potranno trasformarsi in convincenti ruggiti da cuori di leone per scalzare Renzi. Che infatti non si è dimesso da segretario del Pd. Anzi è da stamani che mi frulla in testa quella bella canzone di De Gregori: «Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo….». Dopo la fine del Governo-Renzi, il candidato più probabile del Pd alle prossime elezioni politiche è Renzi.
  1. Il Capo dei suoi: Renzi si è dimostrato ancora una volta questo, anche nel discorso delle dimissioni. Ha parlato da leader dei suoi, a loro si è rivolto. Ha usato stesso tono e stesse parole della sera al Teatrino Lorenese (io c’ero) quando nel 2012 perse le primarie con Bersani. E invece stavolta era il Presidente del Consiglio.
  1. In Toscana il sì è oltre il 52,5%. Nell’entroterra funziona il patto che, dopo la debacle di Bersani nel 2013, trasformò il Pd toscano dalemian-bersaniano in Pd renziano. Con la spruzzatina in più dei voti di Verdini. Ma sulla Costa il no vince a Grosseto, Massa, Livorno, e vince anche a Lucca; è sostanziale pareggio a Pisa e Pistoia. Sì forte a Firenze, Prato, Arezzo e Siena. Il sì perde anche a Laterina, paese del Ministro Maria Elena Boschi. Nel 2017 si vota per le amministrative a Lucca e Pistoia, già a rischio.
  1. A Siena si resta basiti di fronte ai commenti dei vari esponenti delle opposizioni, “scandalizzati” di fronte al successo del sì. Vale quanto sopra, rispetto al Pd dalemian-bersaniano che si è trasformato in Pd renziano. E in più, a Siena, i comitati elettorali dei vari leader renziani funzionano bene. Hanno usato la campagna rereferendaria per scaldare le truppe in vista delle amministrative. Le opposizioni facciano capire cosa vogliono fare della città e come. Anzichè prendersela con i senesi.
  1. La tifoseria renziana, stando almeno ai social, continua a sperticarsi in dichiarazioni di amorosi sensi verso il proprio leader. Continuano a usare i termini della “narrazione” renziana: «straordinaria opportunità sfumata», i sogni, il futuro, l’ottimismo a prescindere. E invece dovrebbero tirare le orecchie al proprio leader, per riportarlo su una retta via ancora possibile, vista l’entità delle truppe che continuano a seguirlo. Continuano, invece, a fare “fedelmente” propaganda, insomma. Cosa legittima quando si tornerà a votare. Ma adesso un tour nel Paese reale, che sogna poco e non vede prospettive straordinarie per i propri figli voucherizzati, forse sarebbe più utile. A meno che non vogliano optare, invece, per una edizione straordinaria della Leopolda, terapeutica e consolante. Una piccola, rinfrancante, isola. Che non c’è.