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“Mo-ri-rai”, una voce metallica e camuffata per minacciare telefonicamente la caposegreteria della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, Catia Silva.

Ieri il racconto dalla sua viva voce e la certezza espressa che la “pista mantovana dell’inchiesta sulla morta di David Rossi è giusta e valida al 99,9%”.

Catia Silva era ospite telefonica della prima puntata andata in onda ieri sera su Siena Tv del nuovo format “David Rossi – Alla ricerca della verità”, la trasmissione condotta da Simona Sassetti e dedicata alla ricostruzione della vicenda della morte di Davd Rossi manager di banca Mps morto il 6 marzo del 2013. Ospiti della puntata anche Carolina Orlandi, figlia di David, e l’avvocato Paolo Pirani, legale della famiglia.

La minaccia di morte

La Silva ha confermato di essere stata oggetto di minacce di morte e che la sua abitazione a Brescello, in provincia di Reggio Emilia, è stata oggetto di misteriose visite da parte di sconosciuti negli ultimi mesi. In particolare ha raccontato come lo scorso 14 dicembre, alle ore 20.00, un uomo avrebbe suonato al citofono pronunciando la parola “mo-ri-rai” con voce determinata e metallica. Il 9 dicembre, pochi giorni prima, il tenente colonnello dei Carabinieri del Ris, Adolfo Gregori, aveva rivelato alla Commissione parlamentare d’inchiesta nuovi dettagli della perizia che, basata su 23 test sperimentali, aveva portato alla conclusione che non poteva trattarsi di suicidio. Riaprendo pertanto l’attenzione dell’opinione pubblica sul caso.

Secondo la ricostruzione del Ris, infatti, emergerebbe la certezza che, nel momento della caduta, “qualcuno teneva per il polso sinistro Rossi mentre era appeso al balcone, provocando le lesioni e il distacco dell’orologio”.

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Nei giorni scorsi, conferma Il Resto del Carlino, la Procura di Reggio Emilia ha avviato accertamenti. Il pubblico ministero Isabella Chiesi ha disposto il sequestro dell’hard disk del sistema di videosorveglianza dell’abitazione di Silva, acquisito come corpo di reato il 23 dicembre scorso dai Carabinieri di Brescello.

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Minacce telefoniche in estate

Ma la Silva era stata oggetto di minacce già dall’agosto-settembre scorsi. A metà settembre, ad esempio, la prima telefonata al telefono fisso di casa (“che hanno in pochi”, precisa), “con squillo strano, voce camuffata e mimetizzata che mi invitava a non procedere con i lavori della Commissione, che si era trattato di un suicidio e che dovevamo fermarci lì”. E qualche giorno dopo, una vicina di casa aveva notato alcune persone che stavano discutendo che era difficile entrare nella mia proprietà perché “tutta recintata”.

“Mi preme precisare – ha detto a Simona Sassetti – che la settimana prima avevamo audito in Commissione un funzionario di Mantova, che era stato anche presidente della fondazione”.

Secondo la Silva dunque le minacce di cui è stata vittima sarebbero da collegarsi con le fasi in cui la Commissione parlamentare, per la quale svolge il ruolo di segretaria, ha iniziato ad approfondire il filone mantovano/viadanese nel caso Rossi.

«Il sospetto della pista mantovana per me è valido al 99,9% – ha concluso Catia Silva – considerato che il 100% non esiste».

“Pista mantovana, forse, è giusta”

Subito dopo anche Paolo Pirani, avvocato della famiglia, ha confermato che la “pista mantovana va molto approfondita. Assolutamente è una pista giusta da approfondire a 360 gradi come sta facendo giustamente la Commissione. E va fatta verifica approfondita anche sulle attività di sponsorizzazione che David gestiva. Il fatto che proprio in concomitanza di verifiche su questi aspetti arrivino così gravi minacce a una componente della Commissione è da considerare una pista, forse, giusta”.

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