ISOLA DEL GIGLIO – L’Isola del Giglio, perla dell’arcipelago toscano nota in tutto il mondo per la sua bellezza naturalistica, vive da mesi un’accesa polemica politico-amministrativa che ha al centro l’operato della giunta guidata dal sindaco Armando Schiaffino, eletto nel giugno 2024 con la lista Progetto Giglio.
Esponenti della minoranza consiliare – in particolare del gruppo “Orgoglio Gigliese” – denunciano un netto peggioramento del degrado urbano e ambientale, un immobilismo decisionale, ritardi nella manutenzione ordinaria e gravi criticità nella gestione contabile e finanziaria del Comune. Al centro delle accuse vi sarebbero anche i fondi del PNRR, per diversi milioni di euro, considerati a forte rischio di revoca o perdita a causa della presunta incapacità di portare a termine i progetti nei tempi previsti. Ne abbiamo parlato con Cosimo Pini, capogruppo di minoranza della lista Orgoglio Gigliese.
Molti cittadini lamentano un peggioramento del degrado sull’Isola. Come commenta questa inversione di rotta?
È paradossale, ma purtroppo reale. Chi ha costruito la propria ascesa politica proprio sulla battaglia “contro il degrado e contro l’abbandono” oggi sembra travolto dalle stesse parole che un tempo usava come mantra di rinnovamento. Purtroppo, chi è incompetente spesso non ha gli strumenti per riconoscere la propria inadeguatezza e finisce per essere eccessivamente sicuro delle proprie capacità. Questo è il classico effetto Dunning-Kruger: una distorsione cognitiva per cui chi ha scarse competenze tende a sovrastimare le proprie abilità, ignorando le carenze per un deficit metacognitivo.
Le promesse elettorali di cura del territorio si sono trasformate in cosa, secondo voi?
In simboli di immobilismo, disordine amministrativo e preoccupazione crescente. A pochi mesi dall’insediamento, l’amministrazione fatica persino a garantire la manutenzione ordinaria e a rispondere alle esigenze basilari della comunità. Si moltiplicano segnalazioni inevase, richieste ignorate, promesse rinviate sine die. C’è una superficialità che allarma. Non pubblichiamo foto del degrado per non fare pubblicità negativa all’isola, ma restiamo profondamente preoccupati per un immobilismo imperdonabile, spesso giustificato accusando altri.
Oltre al degrado, quali sono le criticità più gravi che rilevate nella gestione amministrativa?
Il quadro è allarmante soprattutto sul piano contabile e amministrativo: stipendi pagati in ritardo o mancati, pagamenti senza riscontro, scadenze imminenti con esiti ignoti, bilancio di cui non si parla e rendiconto avvolto nell’incertezza. Il recupero crediti è fermo, le violazioni non recuperate rischiano di pesare sull’ente, e ci sono errori nelle delibere. Per questo la minoranza ha ritenuto necessario rivolgersi al Prefetto per garantire regolarità amministrativa e rispetto delle norme.
Uno dei punti più delicati riguarda i fondi PNRR. C’è un rischio per il futuro dell’isola?
È il rischio più grave. Parliamo di interventi che sfiorano i 7 milioni di euro: risorse strategiche e irripetibili. Già persi 640.000 euro a fondo perduto per l’attracco di Giannutri – soldi irrecuperabili. Se questo immobilismo continua, seguiranno altri disastri. A rischio c’è il finanziamento da 700.000 euro per la palestra di Campese, ma anche la piazza di Giglio Castello, il tratto di pavimentazione adiacente all’area portuale (fondi regionali) e la sala conferenze a Giglio Porto. A ciò si aggiunge l’implosione interna della giunta, incapace di gestire nemmeno le dinamiche basilari.
Il clima interno al Municipio come lo descrivereste?
Teso, con fratture evidenti verso il personale dipendente, disorientato da decisioni estemporanee, improvvisazione e arroganza. Emblematico il decreto del sindaco del 5 gennaio: esautora il responsabile della Ragioneria e lo sostituisce con un assessore che, per sua stessa ammissione, non conosce l’ABC del bilancio. Una scelta politicamente e amministrativamente incomprensibile, un atto di sfiducia verso i dipendenti e un segnale lampante di inadeguatezza. Come si può guidare un territorio complesso come il nostro senza competenza, serenità e coesione interna?
In conclusione, qual è la vostra proposta per uscire da quella che, secondo voi, viene considerata una deriva?
Non si tratta di errori isolati ma, appunto, di una deriva strutturale: un’amministrazione che ha perso contatto con la realtà non dialoga col territorio e rifiuta di ammettere la crisi. L’unica scelta dignitosa e onesta verso i cittadini sarebbe un passo indietro. Il sindaco dovrebbe assumersi la responsabilità e trarre le conseguenze. Non sarebbe una resa, ma un atto di rispetto per una comunità che merita competenza, visione e coerenza – non chi, dopo aver promesso “la fine del degrado”, finisce per incarnarlo in tutti i sensi.







