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FIRENZE – La violenza tra adolescenti e giovani torna al centro del dibattito con episodi sempre più frequenti.

Tutto ciò evidenzia un disagio emotivo e relazionale diffuso nelle nuove generazioni. Non bastano misure emergenziali o repressive: occorre un investimento educativo strutturato e continuativo. A lanciare l’appello è Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana e del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi.

L’occasione è l’inchiesta su un 15enne aretino accusato di “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa”, dopo la pubblicazione di post sui social network. “La violenza giovanile non nasce all’improvviso”, spiega Gulino. “È spesso l’espressione di un disagio profondo che i ragazzi non riescono a comunicare o gestire. Il problema si forma prima, molto prima”.

Negli anni post-pandemia, il disagio psicologico tra i giovani è esploso con chiarezza e continua a crescere. Ansia, depressione, difficoltà relazionali, disturbi alimentari, autolesionismo, paura del futuro e isolamento non sono più casi isolati, ma un fenomeno sociale diffuso. “L’altalena emotiva tipica dell’adolescenza complica tutto, dentro e fuori casa”, aggiunge l’esperta.

Le richieste di aiuto ai servizi di salute mentale da parte dei giovani aumentano in modo preoccupante. Intanto, l’81% degli studenti italiani chiede psicologi stabili nelle scuole, una misura già realtà in molti Paesi europei. “La scuola è il luogo ideale per una crescita sana e per intercettare precocemente le vulnerabilità”, conclude Gulino. “Qui si colgono segnali invisibili o confusi, grazie a professionisti competenti”.

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