Antonella Bundu all'arrivo all'aeroporto di Fiumicino
Tempo lettura: < 1 minuto

Racconti da prigionia in una dittatura. Sono quelli degli attivisti della Sumud Flotilla al loro sbarco, ieri notte, all’aeroporto di Fiumicino.

Ai microfoni dei giornalisti che li aspettavano hanno parlato esplicitamente di torture, sia fisiche e psicologiche, di botte e cazzotti, di privazioni illegittime della libertà e della dignità personali. 48 ore degne di una prigionia in una dittatura.

“A chi hanno rotto costole, a chi hanno molestato sessualmente ma è stata anche una tortura psicologica. Per andare al porto mi hanno chiuso in una gabbia di ferro di un metro, dove non si vedeva nulla e fuori i cani che abbaiavano e graffiavano sul ferro”, ha raccontato l’attivista Antonella Bundu. Nelle ore precedenti al suo rilancio avevano shockato le immagini che la ritraevano portata via in manette. Nell’ottobre scorso era stata candidata presidente alla Regione Toscana, non entrata in Consiglio per una manciata di voti.

“Torniamo a casa con le ossa rotte”, ha detto Luca Poggi.

A casa anche il medico senese Alfonso Coletta, anestesista in pensione. Ex medico all’ospedale delle Scotte e già volontario della Croce Rossa a Nassiriya, Coletta, prima della partenza aveva detto: “Chi non fa qualcosa per aiutare è complice”. A casa lo attendono per riabbracciarlo.

Segui le nostre news sul canale WhatsApp
CLICCA QUI

Per continuare a rimanere sempre aggiornato
Iscriviti al nostro canale e invita i tuoi amici