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SIENA – Francesco Gaetano Caltagirone esprime forti perplessità sulla fusione tra Mps e Mediobanca, tracciando un parallelo con l’incorporazione di Jp Morgan da parte di Chase.

“Quel precedente ha impiegato la liquidità della rete retail in attività di banca d’affari, aumentando la redditività ma sottraendo risorse all’economia reale e riducendo la funzione sociale della banca”, spiega al Corriere della Sera. Per lui, Mediobanca meritava più autonomia, vista la sua storica importanza nella finanza italiana. “Ora, nella fase di esecuzione, è cruciale non disperdere quel patrimonio culturale e umano costruito in decenni, insieme all’orgoglio di appartenenza che motiva i dipendenti”.

Lovaglio cambi

La sua posizione si riflette nel voto per la lista del cda, opposta a quella di Luigi Lovaglio. “Voglio essere preciso: si trattava della lista del consiglio, non mia. L’ho appoggiata perché eravamo presenti con due consiglieri e le loro scelte erano motivate”, chiarisce Caltagirone. Pur riconoscendo i meriti di Lovaglio – “ha ottimizzato, tagliato costi, ridotto personale e fatto scelte impopolari, un lavoro muscolare defaticante” –, dubita che sia l’uomo adatto ora: “Servono qualità diverse: armonizzazione, persuasione, condivisione e progettualità per il futuro. Spero che Lovaglio si trasformi per il bene di Mps”.

L’appello su Generali

Sul 13% di Generali in pancia a Mediobanca, Caltagirone è netto: “Va tenuto. È un pacchetto ambito dalle grandi banche per sinergie industriali e trattamento del capitale, magari con il Danish compromise. Chi ce l’ha, perché venderlo?”. Respinge l’idea di cederlo per fare cassa o stabilizzare l’azionariato di Trieste: “Vendere un’attività che dà reddito stabile per reinvestire in qualcosa che consuma più capitale e rende meno non ha logica. Generali porta una componente assicurativa preziosa, e con sei azionisti italiani al 49%, patti occulti con Mps sembrano improbabili”.

Mps resti autonoma

Preoccupato per un possibile ingresso di Banco Bpm a Siena, avverte: “L’ultima assemblea favorisce una fusione con Bpm che incorporerebbe Mps, distruggendo un’istituzione senese di cinque secoli, spostando la sede a Milano e disperdendo indotto e professionalità accumulate nella più antica banca del mondo. Temo un nuovo assalto al risparmio italiano”.

Infine, valuta con rispetto la scelta di Francesco Milleri (Delfin) per Mps: “Ha votato Lovaglio convinto fosse la cosa giusta, con visioni diverse dalle mie. Lo stimo: guida una nave non facile da governare”.

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