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ROMA – C’è anche la Toscana nella mappa della nuova rete dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) delineata dal Viminale.

Lo ha annunciato questo pomeriggio il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, durante il question time alla Camera, confermando l’avvio delle procedure per la realizzazione di nuove strutture sul territorio nazionale per potenziare la macchina delle espulsioni.

Un nuovo centro in Toscana e l’ampliamento della rete

Nel monitorare e potenziare la gestione dei flussi migratori irregolari, il capo del Viminale ha dettagliato gli interventi strutturali in corso:

“Stiamo lavorando all’attivazione di ulteriori 106 posti in strutture già esistenti in Sicilia, in Sardegna e in Lazio”, ha spiegato Piantedosi. “Abbiamo avviato, inoltre, le procedure per realizzare nuove strutture: una in Toscana, una in Campania, due in Trentino Alto Adige, una in Calabria e una in Emilia Romagna”.

La creazione di un Cpr in territorio toscano rappresenta un tassello cruciale nella strategia del Governo, rispondendo alle reiterate richieste di gestione della sicurezza e dei rimpatri provenienti dai territori, pur al centro di un persistente dibattito politico locale sulle localizzazioni.

L’identikit dei trattenuti: «Soggetti pericolosi»

Il ministro ha poi fornito un quadro dettagliato e stringente sul profilo di chi viene attualmente ospitato all’interno delle strutture di permanenza, smentendo alcune narrazioni correnti: 90% dei soggetti trattenuti risulta denunciato per reati di droga (anche in forma associativa), il 33% ha precedenti per porto e detenzione abusiva di armi, il 30% ha alle spalle reati contro il patrimonio, come furti e rapine, il 25% è registrato per reati contro la persona, inclusa la violenza sessuale (anche a danno di minori).

A questi si aggiungono, ha specificato il titolare dell’Interno, soggetti con precedenti per omicidio, lesioni aggravate e individui considerati esplicitamente “pericolosi per la sicurezza nazionale”.

I dati del Viminale: balzo in avanti per i rimpatri

A supporto della linea dura del Governo, Piantedosi ha rivendicato l’efficacia delle misure adottate dall’inizio del mandato: “Da quando ci siamo insediati il numero dei rimpatri totali è cresciuto di oltre il 40%. E in questi primi mesi dell’anno il dato è ancora in crescita di più del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”.

Il dato più significativo per il ministero resta però l’inversione di tendenza nel rapporto percentuale tra migranti irregolari sbarcati e quelli effettivamente rimpatriati. Una forbice che si sta progressivamente chiudendo: si è passati dal 3% del 2023, al 10% registrato nel 2025, fino a toccare il 33% nei primi mesi del 2026.

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