SIENA – Tutti gli occhi oggi saranno puntati verso la Rocca. Quelli del mondo finanziario, che attende di capire se Mps ha intenzione di lottare per non essere inglobata da Intesa, e quelli dei cittadini senesi, ansiosi di capire se è il caso di prepararsi a una tempesta in arrivo.
Non è detto che il cda sia definitivo, ma al di là degli argomenti previsti (Mediobanca e il piano di integrazione) è lecito aspettarsi qualche risposta da Lovaglio e soci. Il ceo di Intesa Carlo Messina ha fretta di chiudere la pratica, quindi fare melina non serve più di tanto. L’unica via di uscita, a meno che l’ad del Monte non spiazzi tutti, al momento è lavorare sull’asse con Bpm. Da piazza Meda è partita una proposta di aggregazione. Così non basta, va migliorata. Agli investitori va presentato qualcosa di più allettante, anche perché, in virtù della passivity rule, Lovaglio ha bisogno dei due terzi dell’assemblea per ottenere il via libera all’operazione.
Come migliorarla rimane il vero punto di domanda. Intesa, oltre a mettere sul piatto 30 miliardi per il Monte, guarda come traguardo alla creazione di un istituto in grado di competere in Europa. Un concorrente di prim’ordine insomma. Non è difficile immaginare perciò il fermento nei corridoi della Rocca. Il punto di non ritorno è vicino.







