Sammontana, frame della pubblicità (dalla pagina Facebook)
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Nasceva nel 1946 la Sammontana, dal nome di un piccolo paese vicino Empoli. Merito della famiglia Bagnoli che qui riuscì a trasformare il bar latteria in un luogo dove produrre e vendere il gelato a livello industriale. Nell’epoca della rinascita dopo la guerra c’era bisogno anche di qualcosa che addolscisse i palati.

La storia della Sammontana è così diventata sinonimo di gelato all’italiana, come recitava una vecchia pubblicità. Una storia nata dalle rovine della guerra, quando la voglia di ricominciare era tanta e anche quella di mettersi in gioco.

Da allora, ha prodotto qualcosa come 1,5 miliardi di chilogrammi di gelato e più di 500 milioni di barattolini, autentico simbolo del gelato. L’azienda calcola di averne fabbricati, dal 1955 quando li mise in commercio, un equivalente a a 1,3 volte la circonferenza della Terra. il barattolino venne mutuato dal grande barattolo di latta da 6 litri per le gelaterie.

Ogni anni la Sammontana produce 59 milioni di chili di gelato ed è un gruppo industriale integrato, con un giro d’affari di oltre 900 milioni di euro, nel 2025, di cui il 25% all’estero. Conta nove stabilimenti produttivi, sei in Italia, uno in Francia (Saint-Auvent, con Gelpat), uno nel New Jersey (Bindi) e uno recentemente acquisito in Canada (La Rocca). Ha oltre 2.400 dipendenti, di cui il 76% in Italia.

“Il prossimo capitolo si gioca sull’internazionalizzazione”, dice il presidente Leonardo Bagnoli, nipote dei pionieri del gelato.

In Europa è presente in in Germania, Svizzera, Francia, Olanda e Polonia. Ma l’obiettivo è il Nord America, “area a maggiore potenziale anche per eventuali acquisizioni strategiche”, dice Alessandro Angelon, ad del gruppo Sammontana Italia.

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