Primo giorno di sciopero di otto ore oggi alla Takeda di Pisa. Si è fermato il lavoro nello stabilimento della società farmaceutica giapponese, specializzata nella lavorazione dei derivati del plasma.
Per strada una novantina di dipendenti dello stabilimento Takeda Manufacturing Italia di Ospedaletto a Pisa che produce albumina per i Paesi in via di sviluppo. Motivo della protesta dei lavoratori il licenziamento, annunciato per mail, di sessantasette lavoratori in somministrazione.
Ala base della scelta aziendale, sostengono i sindacati, la decisione di trasferire parte delle attività produttive dallo stabilimento pisano a quello di Vienna. Nel 2022, Takeda aveva presentato a Roma, insieme al ministro delle finanze Giancarlo Giorgetti, un piano di nuovi investimenti in Italia (nei due stabilimenti di Rieti e Pisa) per 275 milioni di euro, in cinque anni.
Parola ai sindacati
Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, “i lavoratori interessati al licenziamento sono impiegati tramite Adecco. L’azienda ha fatto sapere che i primi 37 esuberi avverranno il prossimo 30 settembre, gli altri 30 dal giorno seguente fino a marzo 2028.
“Rifiutiamo la logica per la quale si scaricano sui lavoratori più deboli e più ricattabili le conseguenze di gestioni che, in nome del profitto di pochi, sacrificano la vita di 67 famiglie”, affermano Alessandro Conforti per Filctem-Cgil Pisa e Damiana Fiamingo per Nidil-Cgil Pisa.
“La scelta di questo tipo non può tradursi automaticamente nella perdita di decine di posti di lavoro senza aver prima valutato tutte le possibili alternative e senza un confronto approfondito con le rappresentanze dei lavoratori”.
“Chiediamo a Takeda – concludono le sigle sindacali – di fermare il progetto di delocalizzazione, che inevitabilmente impoverirà il sito di Pisa con possibili ripercussioni future sull’intero organico. Infine, chiediamo anche il ritiro delle cessazioni annunciate e l’apertura di un confronto per individuare soluzioni in grado di salvaguardare occupazione e reddito”.
Sulla vicenda si è mossa anche la politica e le istituzioni locali. Il Comune di Pisa aveva approvato all’unanimità una mozione a sostegno dei lavoratori e il sindaco, Michele Conti, aveva assicurato di “mettere in campo tutte le iniziative di propria competenza, nel rispetto dei ruoli istituzionali, affinché siano salvaguardati l’occupazione e il futuro produttivo del sito. Anche “promuovendo ogni utile confronto con Governo, Regione Toscana, organizzazioni sindacali e azienda, nella convinzione che sia necessario individuare soluzioni concrete a tutela dei lavoratori e del tessuto produttivo del nostro territorio”.







