PISA – Resta l’ergastolo per l’omicidio della dottoressa Barbara Capovani.
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi dei difensori di Gianluca Paul Seung, rendendo esecutiva la sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze lo scorso autunno che aveva confermato il verdetto di primo grado emesso dalla Corte d’Assise di Pisa nell’ottobre 2024.
La vicenda
Il fatto risale a poco più di tre anni fa: quella sera Seung, allora paziente del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura diretto dalla vittima, aggredì la psichiatra alle spalle e la colpì alla testa undici volte con una spranga. I gravissimi traumi riportati portarono la 55enne Capovani a morire due giorni dopo in ospedale; la donna lasciò il marito e tre figli. L’indagato ha confessato l’aggressione, sostenendo tuttavia di aver voluto solo sfregiarla e non ucciderla, e ha giustificato l’atto con rancore per i trattamenti ricevuti. Secondo gli atti processuali, l’odio verso gli psichiatri e la stessa Capovani era emerso anche sul profilo Facebook dell’imputato, costellato di invettive e teorie complottiste.
La difesa
I legali di Seung, gli avvocati Andrea Pieri e Gabriele Parrini, avevano chiesto l’annullamento della condanna e una nuova perizia per valutare la capacità di intendere e di volere del 37enne, oggi detenuto nel carcere di Spoleto, ricordando che in altri procedimenti l’imputato era stato dichiarato incapace e assolto. La Corte, tuttavia, ha ritenuto che non sussistessero elementi tali da escludere la responsabilità penale: nonostante la diagnosi processuale di “psicopatico con disturbi paranoidi”, Seung è stato considerato in grado di comprendere e determinare le proprie azioni al momento del delitto.
Con la conferma dell’ergastolo si sono perfezionate anche le condanne al risarcimento nei confronti delle parti civili costituite: i familiari della vittima, rappresentati dall’avvocato Stefano Del Corso, l’Ordine dei medici di Pisa, l’Asl e la Regione.
L’Ordine dei medici
L’Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Pisa, attraverso il presidente Giuseppe Figlini, ha espresso soddisfazione per la decisione della Cassazione, sottolineando però che la sentenza non risolve la questione di fondo. «Questa decisione chiude un percorso giudiziario durato tre anni», ha detto Figlini, ricordando il peso della ferita aperta dall’«efferato reato» nella comunità medica pisana. «Tuttavia — ha aggiunto — i medici e il personale sanitario continuano a essere vittime di aggressioni con frequenza inaccettabile».
Dall’Ordine è quindi arrivato un appello alle istituzioni per interventi concreti di tutela: misure di prevenzione efficaci, presidi di sicurezza nei luoghi di cura e percorsi che consentano di intervenire prima che una crisi degeneri in tragedia. Figlini ha annunciato che l’Ordine continuerà a sollecitare provvedimenti «convinto che la memoria di Barbara Capovani debba tradursi in impegno concreto e non restare soltanto un ricordo». La famiglia della psichiatra e l’associazione intitolata a Capovani, hanno preferito al momento non rilasciare commenti, concentrandosi sui progetti in ricordo della dottoressa.







