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PONTEDERA – Il gruppo Piaggio chiude il secondo trimestre 2026 con una crescita sia dei volumi sia dei ricavi, confermando un andamento positivo anche nel primo semestre dell’anno.

I numeri

Nel periodo aprile-giugno il gruppo di Pontedera ha venduto circa 150.000 veicoli, in aumento del 14% rispetto ai 132.000 dello stesso periodo del 2025. Nel semestre le vendite raggiungono circa 258.500 unità, +8,5% rispetto alle 238.400 registrate al 30 giugno 2025.

Secondo l’azienda, la crescita commerciale è stata diffusa sui mercati internazionali e ha permesso di compensare in parte la dinamica sfavorevole dei tassi di cambio. I ricavi consolidati organici del secondo trimestre a cambi costanti si sono attestati a circa 515 milioni di euro, in crescita di circa il 7% rispetto al 2025; a cambi correnti i ricavi sono pari a circa 500 milioni, rispetto ai 481,9 milioni del secondo trimestre 2025.

Nel primo semestre i ricavi consolidati a cambi costanti sono stati pari a circa 880 milioni di euro, in aumento di circa il 3% rispetto agli 852,5 milioni del 30 giugno 2025. A cambi correnti il dato si attesta invece a circa 842 milioni, in lieve flessione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Segnali positivi anche sulla generazione di cassa: la liquidità prodotta nel secondo trimestre è stata di circa 112 milioni di euro, il miglior risultato di sempre per il gruppo. Di conseguenza la posizione finanziaria netta al 30 giugno 2026 è migliorata a circa -485 milioni, rispetto ai -577,6 milioni del 31 dicembre 2025.

L’ad

L’amministratore delegato Michele Colaninno ha definito il trimestre «un momento di crescita» per Piaggio, evidenziando il contributo delle consociate nel mondo e la continua ricerca di miglioramento della produttività. «Questo si traduce in una buona generazione di cassa — ha detto — fondamentale per essere ben attrezzati qualora si dovessero affrontare eventuali spinte inflazionistiche da qui alla fine dell’anno, generate dai conflitti e dalle tensioni politiche. I tassi di cambio internazionali sono ancora sfavorevoli alle produzioni europee ma abbiamo di fatto neutralizzato tali divergenze con la crescita delle vendite nel mondo».

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