Vignetta di Emilio Giannelli
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Mps, stamani a difesa della banca è sceso in campo anche lui, Sallustio Bandini.

Dopo il servizio del New York Times di sabato scorso, dopo il Financial Times di ieri, oggi anche la prima pagina del Corriere della Sera aveva un editoriale affidato alla sua matita più affilata, Emilio Giannelli. Uno dei figli più illustri di Siena e di babbo Monte.

Il celebre vignettista raffigura, infatti, una pressoché deserta piazza Salimbeni, libera da turisti, libera da auto e ncc e svuotata anche di montepaschini in entrata e uscita dalla Rocca. Unico astante un improbabile San Paolo con tanto di spada che, rivolgendosi a Sallustio, dice “Scendi fammi posto”.

A questo punto, la sorpresa, perché l’ecclesiastico Sallustio che non può non riconoscere il Santo di Tarso gli risponde “Ma chi sei?”. Come a dire? Ma cosa vuoi? Cosa sei venuto a cercare da queste parti?

Al povero apostolo non resta che presentarsi. “San Paolo”, risponde. Che per uno come lui, al cospetto di un semplice arcidiacono, è un bello smacco.

La vignetta finisce qui. Con San Paolo che rimane sotto il piedistallo e Sallustio che non si smuove e continua a guardarlo dall’alto in basso.

Il messaggio è chiaro. Sallustio (1677 -1760), patrono della banca più antica del mondo, non si tocca. Né pensa nemmeno lontanamente a spostarsi. E dunque non scenderà da dove lo ha collocato Tito Sarrocchi nel 1882, dono alla città.

Semmai, quella piazza tanto deserta da ricordare il periodo del Covid e quelle trifore tanto aperte quanto buie, sembrano suggerire che c’è bisogno di una massi di senesi per proteggere la posizione di Sallustio a difesa della Rocca. Che una mobilitazione è quanto mai urgente e necessaria. Dipendenti, cittadini, clienti, piccoli imprenditori, politici e quanti hanno a cuore il destino di banca Mps. Una bella piazza gremita e colorata, insomma, per dire ai soci di banca Mps che la banca non si vende, che sarà pure loro proprietà ma è patrimonio di tutti.

A quel punto, Paolo di Tarso, oggi emblema suo malgrado di Intesa San Paolo ostile verso Siena con la sua Opas, da persecutore dovrà convertirsi. Da fariseo diventare “Apostolo di Cristo”, farsi giudeo coi giudei, greco coi greci, romano coi romani. E, perché no, senese coi senesi.

Solo così, sembra dirci il Maestro dell’umorismo, potrà avere la venerazione dei fedeli nei secoli. Dei senesi senz’altro.

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