SIENA – Da simbolo delle vertigini finanziarie a preda ambita nel nuovo risiko bancario europeo: la parabola di Banca Monte dei Paschi di Siena conquista l’apertura delle pagine finanziarie internazionali. In un approfondito reportage pubblicato oggi, il New York Times ricostruisce le tappe dello straordinario rilancio dell’istituto senese e le manovre che ne stanno decidendo il futuro strategico.
La rinascita guidata da Lovaglio
Come sottolinea il quotidiano newyorchese, il Monte ha dimostrato un’incredibile capacità di resilienza, sopravvivendo ai secoli, ai conflitti mondiali e alle sue recenti tempeste finanziarie. Sotto la gestione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, ingaggiato dal governo italiano nel 2022, la banca si è trasformata in una delle istituzioni più solide d’Europa, riducendo la quota dello Stato dal 64% a meno del 5% e registrando un balzo del titolo in Borsa di oltre il 475%.
Un successo che ha finora ripagato la scommessa del manager: «Quando mi è stato chiesto di assumere la guida, ho deciso in cinque minuti», ha confidato Lovaglio al quotidiano statunitense durante un colloquio all’interno di Palazzo Salimbeni.
La battaglia per l’autonomia e l’ombra dello “spezzatino”
Oggi, tuttavia, MPS si trova al centro di un acceso scontro di mercato. Dopo la proposta di “fusione tra pari” avanzata da Banco BPM, Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) ostile da 35 miliardi di euro per accaparrarsi gli asset strategici di Siena: la banca d’affari Mediobanca, la gestione del risparmio e la quota in Generali.Il piano di Intesa prevede la partnership con Unipol, a cui andrebbe circa metà della rete di sportelli, cancellando di fatto il marchio storico da molte filiali.
La città e il territorio in difesa dell’identità
La partita non è solo finanziaria, ma tocca da vicino il tessuto sociale ed economico della Toscana. Il reportage del NYTevidenzia l’ondata di preoccupazione che attraversa Siena, dove cittadini, associazioni e istituzioni locali si stanno mobilitando a difesa dell’autonomia dell’istituto.
«Il Monte non è solo una banca. È storia, cultura ed economia», ha ribadito al quotidiano americano Claudio Marignani dell’associazione Sena Civitas. Un forte richiamo è giunto anche dalla Chiesa: l’Arcidiocesi di Siena ha sottolineato come nelle trattative debbano prevalere «giustizia e carità» a tutela dell’occupazione e delle famiglie.
L’articolo si chiude con l’immagine di Lovaglio a Palazzo Pubblico di Siena, mentre osserva gli affreschi di Ambrogio Lorenzetti sul Buono e Cattivo Governo. Tra la visione della pace e quella della discordia, il manager medita sulla rotta da seguire per assicurare alla banca un «porto sicuro» nel panorama globale. “Questo affresco lo trovo sempre davvero illuminante e motivante” conclude.







