FIRENZE – Accelerare sulla transizione energetica, ma invertendo la logica attuale: non più privati che presentano progetti e lasciano a Regioni e Comuni il ruolo di semplici spettatori, ma una programmazione pubblica che definisca dove e come sviluppare le rinnovabili, coinvolgendo attivamente le comunità locali.
È questa la linea annunciata oggi dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, in seconda Commissione consiliare, illustrando il pacchetto normativo che impegnerà il Consiglio regionale nei prossimi mesi.
Il piano regionale: tre strumenti per “rimettere al centro” il pubblico
Il disegno si articola su tre atti interconnessi, due di legge e uno di pianificazione.
Piano regionale delle zone di accelerazione: attua e specifica la legge nazionale n. 4 del 2026 sul posizionamento degli impianti fotovoltaici, individuando le aree dove concentrare lo sviluppo.
Legge sui siti idonei: fissa regole territoriali e individua, comune per comune, le superfici prive di vincoli ambientali o paesaggistici. Coinvolgerà 157 dei 353 Comuni toscani, mettendo a disposizione circa il 3% del territorio regionale.
Legge di semplificazione procedurale: snellisce gli adempimenti, agevola il rapporto tra investitori e decisori pubblici e valorizza la programmazione concordata. All’interno di questo testo sarà inserito un emendamento che darà ai Comuni tre mesi per redigere un documento di indirizzo sulle rinnovabili, trasformando sindaci e amministrazioni da “osservatori passivi” a protagonisti della pianificazione energetica locale.
“La Toscana aspira a confermarsi una delle regioni guida per le energie rinnovabili, ma puntando a una transizione integrata e a misura d’uomo e di ambiente”, ha detto Giani. “Il dibattito nazionale sta evolvendo secondo dinamiche errate: la prassi per cui i privati presentano progetti senza un preventivo confronto con l’ente pubblico, costringendo Regioni e Comuni a una funzione puramente passiva del tipo ‘prendere o lasciare’, rappresenta il modo peggiore per promuovere l’energia”.
L’obiettivo dichiarato è promuovere una reale co-progettazione tra ente pubblico e soggetti privati, facendo in modo che anche il sistema delle imprese pubbliche regionali possa installare pannelli fotovoltaici sulle proprie strutture e proprietà.
Casole d’Elsa e il maxi deposito di batterie: “No a decisioni calate dall’alto”
Proprio mentre la Regione annuncia la svolta sulla regia pubblica, nel Senese esplodono le polemiche su un progetto che sembra incarnare la logica criticata da Giani: un maxi sistema di accumulo di energia elettrica a Pievescola, nel territorio di Casole d’Elsa.
Il progetto prevede circa 60 ettari di superficie, 130 container pieni di batterie su basamenti in cemento e una potenza complessiva indicata in 200 megawatt. La Regione Toscana ha già avviato la conferenza dei servizi per la valutazione, ma il Comune ha espresso netta contrarietà.
Il sindaco di Casole d’Elsa, Andrea Pieragnoli, ha usato toni molto duri: “Casole non è disponibile a subire decisioni calate dall’alto. Siamo pronti al confronto, ma vogliamo essere ascoltati. E se ci sarà da difendere il territorio, lo faremo fino in fondo”. Pieragnoli ha aggiunto: “Sappiamo che la conferenza dei servizi è solo l’inizio di un iter lungo e che l’esito non è scontato. Ma se il progetto dovesse andare avanti, siamo pronti a dare battaglia in tutte le sedi”.
La vicenda è diventata rapidamente un caso locale, con la comunità chiamata a mobilitarsi contro quello che viene percepito come un intervento “enorme” nel cuore del Chianti, realizzato con una logica top-down che lascia poco spazio al ruolo attivo dell’amministrazione comunale e dei cittadini.
Crete Senesi e le pale eoliche: “Speculazione energetica” nel paesaggio Unesco
Sullo stesso sfondo si inserisce la polemica sulle pale eoliche nelle Crete Senesi, dove è in valutazione il parco eolico “H002 – Asciano”, proposto dalla società milanese Gruppo Visconti Asciano s.r.l.
Il progetto prevede 10 aerogeneratori alti fino a 200 metri (rotore incluso), per una potenza di 72 megawatt, distribuiti lungo circa 10 km in un’area di oltre 600 ettari tra le località di San Martino in Grania e La Campana, nel comune di Asciano. I lavori, secondo le carte più recenti, potrebbero durare 458 giorni.
L’iniziativa ha acceso un forte dibattito, con comitati, associazioni ambientaliste e parti del mondo politico che chiedono il blocco dell’iter. Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha presentato un atto di intervento nella procedura di Valutazione di impatto ambientale (VIA), denunciando quella che definisce “speculazione energetica” in un territorio unico al mondo.
Il no di Coldiretti
Anche Coldiretti Siena ha espresso “forte preoccupazione per la ripartenza dell’iter di questo impianto”, sottolineando che le Crete Senesi sono “un patrimonio naturalistico di inestimabile valore, ma anche un’area agricola di grande pregio e una meta di grande attrazione turistica”. Secondo l’organizzazione, il progetto “rischia di compromettere in modo irreversibile l’equilibrio di un paesaggio fragile, riconosciuto a livello internazionale come simbolo della Toscana”.
La mobilitazione ha assunto anche toni politici: decine di osservazioni sono state depositate al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) per chiedere il blocco del progetto, mentre a Asciano si sono moltiplicati gli incontri pubblici definiti “incandescenti”, con accuse di “sindrome Nimby” (Not in my backyard) e critiche alla coerenza di alcune posizioni ambientaliste.
La cornice politica: tra transizione ecologica e conflitti locali
Le due vicende – il deposito di batterie a Casole d’Elsa e le pale eoliche nelle Crete – si inseriscono in un quadro più ampio, in cui la spinta nazionale ed europea verso le rinnovabili si scontra con la sensibilità per la tutela del paesaggio e con la percezione, da parte di molte comunità, di essere chiamate a subire scelte già definite altrove.
In questo contesto, la proposta della Regione Toscana di dare più peso alla programmazione pubblica e alla co-progettazione con i Comuni mira proprio a ridurre il conflitto tra obiettivi energetici e tutela del territorio, offrendo agli enti locali strumenti concreti per orientare gli investimenti e definire priorità condivise.
Resta da vedere se e come questa nuova impostazione riuscirà a incidere su dossier già avviati, come quelli di Pievescola e delle Crete Senesi, dove le posizioni appaiono al momento molto distanti e la tensione tra esigenze di decarbonizzazione e difesa del paesaggio rimane alta.







