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FIRENZE – Partendo dalla Toscana, dove la campagna e i borghi continuano a trainare le presenze anche fuori dai grandi flussi cittadini, emerge con forza un dato nazionale: il turismo nei territori è ormai una scelta matura e diffusa.

Lo conferma la seconda edizione dell’Osservatorio sul Turismo dei Territori, la ricerca condotta da Feries presentata in vista della Giornata Mondiale del Turismo del 27 settembre.

Un viaggiatore diverso, più curioso e consapevole

Secondo la survey, realizzata sulle community dei due portali, il 30% degli italiani considera il turismo rurale e diffuso uno stile di vacanza regolare; un ulteriore 49% lo ha già provato e vorrebbe ripeterlo. Solo il 4% dichiara di non esserne interessato. Negli ultimi dodici mesi, il 67% ha trascorso almeno una vacanza in una destinazione rurale, in un borgo o in una località lontana dai grandi centri; guardando al prossimo viaggio, l’80% si dice favorevole a scegliere mete di questo tipo.

Le motivazioni vanno oltre il semplice “rallentare”: il 59% punta alla scoperta di luoghi autentici, tradizioni e cultura; il 47% vuole evitare il turismo di massa; il 46% cerca natura e paesaggi incontaminati. A seguire, benessere mentale e relax (43%) e qualità dell’offerta culturale ed enogastronomica (34%). Il risultato è un profilo di viaggiatore che vede nei territori meno battuti non un’alternativa di ripiego, ma una proposta capace di attrarre per identità e peculiarità.

Impatto sulle comunità: economia locale, identità e sostenibilità

Chi sceglie queste destinazioni ne riconosce chiaramente il valore per le comunità: oltre il 90% ritiene che l’impatto sull’economia locale sia fortemente positivo; l’82% lo giudica rispettoso di identità e tradizioni; il 71% lo vede come uno strumento efficace contro i danni dell’overtourism. La consapevolezza si traduce in comportamenti d’acquisto: il 76% orienta con continuità i consumi verso l’economia locale (29% sempre, 47% spesso) e il 68% accetterebbe di spendere leggermente di più per garantire un impatto etico o locale.

Anche la sostenibilità è percepita come tratto distintivo: la metà degli intervistati considera il turismo dei territori intrinsecamente più sostenibile. Durante il soggiorno, l’81% riduce spesso o sempre sprechi e impatto ambientale; il 77% evita periodi o strutture di massimo affollamento; il 77% privilegia ristoranti locali e prodotti a chilometro zero.

La geografia dei desideri: Abruzzo, Umbria e Toscana in testa

Uno degli aspetti più interessanti dell’Osservatorio è la spinta verso destinazioni emergenti: il 44% si orienterà principalmente verso una meta rurale ancora poco battuta; il 25% punterà su un borgo specifico o una micro-destinazione poco nota. Nel processo di scelta prevale la curiosità: il 45% cerca un luogo completamente nuovo, il 46% alterna nuove mete e destinazioni già conosciute; solo il 6% torna esclusivamente in luoghi già visitati.

La “classifica dei desideri” riflette questa apertura: Abruzzo e Umbria sono indicate da oltre il 26% degli intervistati, la Toscana dal 25%. Seguono Trentino-Alto Adige (21%), Marche (18%) e Sicilia (17%). Un panorama articolato, in cui destinazioni già consolidate convivono con territori che possono trovare nel turismo rurale, culturale e diffuso nuove opportunità di visibilità.

Ritmi lenti, soggiorni più lunghi e accoglienza “di territorio”

Il turismo dei territori non è solo gita fuori porta: la formula preferita è il weekend lungo, il ponte festivo o lo short break di tre-quattro notti (37%); il 34% opta per una vacanza principale di almeno una settimana; il 27% per weekend brevi. Le escursioni senza pernottamento si fermano al 3%. La primavera è il periodo favorito (55%), ma estate e autunno raccolgono rispettivamente il 45% e il 43% delle preferenze, segnalando un potenziale di destagionalizzazione.

Le modalità di soggiorno confermano la ricerca di relazione con i luoghi: il 56% preferisce una base fissa e ritmi lenti; il 28% sceglie un itinerario a più tappe tra borghi o strutture differenti. Le attività più apprezzate sono visite culturali, borghi, eventi locali e laboratori artigianali (77%), seguite da degustazioni, mercatini ed esperienze enogastronomiche (62%). Sul fronte ricettivo, l’agriturismo è al primo posto (39%), davanti ad appartamenti privati, villette indipendenti e case vacanza (33%); B&B e alberghi diffusi raccolgono il 18%, l’hotel tradizionale il 5%.

 “Borghi e aree interne, asse strategico dell’offerta”

«I risultati dell’Osservatorio mostrano come il turismo dei territori sia ormai una scelta concreta e consapevole. Le persone cercano luoghi autentici, accoglienza, natura e cultura, ma vogliono anche contribuire positivamente all’economia delle comunità che le ospitano. Borghi, aree rurali e piccoli comuni possono diventare uno degli assi strategici dell’offerta turistica italiana, contribuendo a distribuire maggiormente i flussi e a generare valore nei territori. Come Feries vogliamo continuare a dare visibilità a questo patrimonio diffuso e mettere in relazione viaggiatori e operatori locali attraverso Agriturismo.it e CaseVacanza.it», commenta Fabrizio Begossi, amministratore delegato di Feries.

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