Il presidente della commissione sulla morte di David Rossi
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ROMA – La commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi ha presentato le prime risultanze della nuova perizia tecnica.

Secondo i consulenti, l’ex capo della comunicazione di Mps fu aggredito nel suo ufficio da almeno due persone, tentò di difendersi e fu tenuto fuori dalla finestra prima della caduta fatale. Il presidente Gianluca Vinci ha definito l’episodio «un omicidio» e ha annunciato che il lavoro dell’organismo sarà ora orientato a individuare i responsabili.

La ricostruzione della dinamica

Le simulazioni si sono svolte il 28 settembre 2026 all’Università del Foro Italico a Roma, con l’impiego di un soggetto di peso e altezza simili a quelli del manager e la partecipazione di medici legali, un ortopedico e personale del Ris e dei vigili del fuoco. Secondo la ricostruzione, nell’ufficio di Rossi in Palazzo Salimbeni a Siena non c’era un unico aggressore, ma almeno due individui, descritti come corpulenti, che avrebbero agito in modo rapido e violento.

I periti ritengono che Rossi, ancora cosciente, abbia cercato di difendersi e di aggrapparsi al bordo della finestra mentre veniva spinto o tenuto fuori. Diverse lesioni – in particolare a polsi, braccia e addome – risultano incompatibili con la sola caduta e coerenti invece con una colluttazione e con la presa da parte di terzi. Il trauma al ginocchio, secondo i consulenti della commissione, non sarebbe compatibile con l’impatto al suolo, ma con un urto avvenuto prima della defenestrazione.

Le motivazioni ipotizzate: dalle sponsorizzazioni alle ‘ndrine

Sul movente, Vinci ha ribadito un’ipotesi già emarsa in precedenti atti della commissione: la morte di Rossi non sarebbe legata alla sua attività primaria di comunicatore, ma a quella «secondaria» connessa alle sponsorizzazioni e ai flussi di denaro a esse collegati. Il deputato ha ricordato che da circa un anno Monte dei Paschi di Siena aveva tagliato di 10 milioni di euro il budget destinato a queste finalità, che includevano anche ambiti non strettamente sportivi.

Secondo Vinci, la pista investigativa punta verso ambienti criminali organizzati: «Un’idea ce l’abbiamo. Deve essere qualcuno legato alle ‘ndrine che si muovono nella Bassa mantovana e fanno riferimento alla zona di Catanzaro». Per questo la commissione continuerà ad avvalersi di confronti con collaboratori di giustizia, al fine di identificare i possibili esecutori materiali.

I prossimi passi della commissione

Con le nuove risultanze tecniche a disposizione, la commissione ha già escluso alcune audizioni ritenute non più necessarie e concentrerà invece l’attenzione su soggetti mai sentiti, tra cui il fratello di David, Filippo Rossi. Il 12 ottobre è prevista la presentazione di un’ulteriore perizia, quella sulle immagini delle telecamere che mostrano un uomo entrare nel vicolo di Monte Pio la sera del 6 marzo 2013, notte della morte del manager.

Per il momento non ci sarà un rinvio diretto degli atti a una procura della Repubblica con richiesta di riapertura dell’inchiesta per omicidio: la commissione prosegue il proprio lavoro di accertamento e, solo al termine, confluirà tutto nella relazione finale. «Noi continuiamo a lavorare, cercando di individuare tutti gli elementi mancanti – assicura Vinci –. Se ci verranno richiesti documenti o informazioni, siamo a disposizione. Altrimenti, quando arriveremo in fondo, metteremo tutto nero su bianco nella relazione finale».

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