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PISA – La Toscana registra per il quarto anno consecutivo un aumento della popolazione straniera.

Alla fine del 2025 gli stranieri residenti nella regione sono 448.484, con un incremento del 3,5% rispetto ai 433.381 del 2024: quasi 15mila persone in più. A segnalare il dato sono le stime provvisorie Istat presentate con il Dossier Statistico Immigrazione 2026 del Centro studi e ricerche Idos, giunto alla 36esima edizione.

La crescita del 2025 supera il +2,2% dell’anno precedente e conferma il ritorno di una dinamica espansiva, pur lontana dai ritmi a doppia cifra dei primi anni Duemila. Il bilancio demografico attribuisce l’aumento quasi interamente al saldo migratorio con l’estero, pari a +26.615 unità. Le 13.924 acquisizioni di cittadinanza, in aumento del 3,2% rispetto al 2024, riducono invece la consistenza della popolazione straniera residente.

La presentazione a Pisa

Idos e Scuola Superiore Sant’Anna hanno organizzato per il secondo anno consecutivo la presentazione toscana del Dossier, ospitata nell’aula conferenze di Santa Croce in Fossabanda, a Pisa. Hanno intervenuto i redattori regionali Francesco Paletti e Federico Russo, il preside della classe di scienze sociali Alberto Di Minin, l’assessora regionale all’immigrazione Alessandra Nardini, la pastora valdese Sara Heinrich, la delegata Cgil di Pisa Silvia Vezzosi, la presidente dell’associazione “Arturo” Senka Majda e i professori Emanuele Rossi e Francesca Biondi Dal Monte.

Crescono i permessi a termine

La ritrovata attrattività emerge anche dai dati sui cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti: 336.734 a fine 2025, il 12,2% in più rispetto ai 300.026 del 2024. La crescita deriva soprattutto dai titolari di permessi di soggiorno a termine, saliti del 36,9% in un anno, da 126.682 a 173.458. I lungosoggiornanti calano invece del 5,8% per il secondo anno consecutivo, principalmente per effetto delle naturalizzazioni.

Il lavoro, tuttavia, non rappresenta più il principale motivo di ingresso. Nel 2025 la regione ha rilasciato 32.400 primi titoli di soggiorno, ma solo l’8,3% riguarda motivi di lavoro. Le motivazioni familiari spiegano il 40% dei casi e la protezione internazionale il 34,8%; lo studio pesa per il 10,4%.

Una regione sopra la media nazionale

Con l’ulteriore crescita del 2025, gli stranieri rappresentano il 12,3% della popolazione toscana, contro l’11,8% del 2024 e quasi tre punti percentuali in più della media nazionale, ferma al 9,4%. La Toscana rafforza così il suo ruolo tra le grandi regioni d’immigrazione italiane.

Il baricentro del fenomeno si sposta progressivamente verso le province costiere. Massa-Carrara segna l’aumento più marcato, con un +6,2% di residenti stranieri, seguita da Livorno (+4,4%), Lucca (+4,2%) e Pisa (+4,1%). Grosseto cresce del 3,3%. Nell’entroterra spiccano Prato (+4,9%) e Siena (+4,4%), mentre Firenze registra il incremento più contenuto, +2,2%. Arezzo sale del 2,5% e Pistoia del 3,1%.

Le variazioni restano però relativamente contenute nella distribuzione complessiva: quasi un terzo degli stranieri residenti vive in provincia di Firenze (30,6%) e oltre la metà nella Toscana centrale (51,2%), includendo Prato (13,6%) e Pistoia (7%). Da almeno tre anni, tuttavia, la crescita riguarda soprattutto la fascia costiera, anche per l’impatto delle direttive ministeriali sulla redistribuzione degli sbarchi nei porti di Livorno e Marina di Carrara.

Lavoro: alta partecipazione, basse posizioni

Sul fronte occupazionale, gli stranieri partecipano al mercato del lavoro quanto gli italiani: il tasso di attività raggiunge il 73,8%, contro il 73% dei cittadini italiani. La conversione di questa partecipazione in occupazione risulta invece più difficile. Il tasso di occupazione degli stranieri si ferma al 66,9%, con un divario di 4,2 punti rispetto agli italiani, mentre la disoccupazione tocca l’8,4%, più del doppio del 3,6% registrato tra i lavoratori italiani.

La segregazione occupazionale emerge anche nei settori. Gli stranieri risultano meno presenti nei servizi (59,9% contro il 71,3% degli italiani) e nel commercio (8,1% contro 13,1%), ma fortemente sovrarappresentati nel lavoro domestico: 15,8% contro l’1,2%. Differenze rilevanti compaiono anche in agricoltura, con il 5,4% contro il 2,3%, e nelle costruzioni, con il 10,3% contro il 5,8%.

Anche il tipo di professione conferma la posizione subalterna di una parte dei lavoratori migranti: il 26,3% svolge mansioni manuali non qualificate, contro il 6,7% degli italiani. Solo l’11,4% raggiunge posizioni dirigenziali o tecniche, rispetto al 39,1% dei lavoratori italiani.

Imprenditoria in crescita

La Toscana si conferma inoltre una delle regioni italiane più rilevanti per l’imprenditorialità immigrata. Le imprese condotte da nati all’estero sono 65.193, pari al 9,7% del totale nazionale e al 16,8% delle imprese regionali, un’incidenza ben superiore alla media italiana dell’11,5%.

Tra il 2020 e il 2025 le imprese a conduzione immigrata sono cresciute del 10,2%, mentre la base imprenditoriale italiana è diminuita dell’11,3%. Un segnale che conferma il peso crescente delle attività economiche guidate da cittadini di origine straniera nel tessuto produttivo toscano.

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