CHIUSDINO (SI) – Ci sono luoghi in cui la musica sembra trovare la sua casa naturale.
L’Abbazia di San Galgano, a Chiusdino, è uno di questi: le grandi navate gotiche prive di tetto, dove il cielo stellato si sostituisce alle volte e le pietre medievali custodiscono secoli di silenzio, si trasformano ogni estate in una delle sale da concerto più straordinarie d’Europa.
È qui, in questo scenario di rara suggestione, che il Chigiana International Festival dà appuntamento a una delle serate più attese e amate del suo cartellone.
Giovedì 30 luglio, alle ore 21.15, le rovine dell’abbazia cistercense accolgono Luciano Acocella sul podio dell’Orchestra della Fondazione Luciano Pavarotti, per un programma interamente dedicato al grande sinfonismo romantico.
Un percorso che dal mistero dei paesaggi marini delle Ebridi scozzesi giunge fino al mondo delle fate di Oberon e alla leggendaria eroina medievale Genoveva di Brabante, illuminando il volto più suggestivo e teatrale del Romanticismo musicale europeo – e che, aprendosi con l’immagine di un’isola sperduta nel mare del Nord, dialoga idealmente con il tema Isole di questa edizione del Festival.
Un luogo fuori dal tempo
Costruita dai monaci cistercensi tra il XIII secolo, l’Abbazia di San Galgano è uno dei più affascinanti esempi di architettura gotica in Italia. Priva del tetto da secoli, aperta sul cielo e sulle colline della Val di Merse, l’abbazia è oggi meta di un turismo che unisce la ricerca della bellezza artistica a quella del paesaggio.
Tutt’intorno, la campagna senese incontaminata, i boschi, il silenzio. Poco distante, sulla collina di Montesiepi, la celebre spada nella roccia di San Galgano continua ad alimentare leggende e suggestioni.
Ascoltare qui la grande musica sinfonica, sotto le stelle, tra le mura che hanno attraversato ottocento anni di storia, è un’esperienza che nessuna sala da concerto potrebbe offrire: un incontro tra arte, natura e spiritualità che fa di questa serata molto più di un concerto.
Luciano Acocella sul podio
Figura tra le più autorevoli della direzione d’orchestra italiana, Luciano Acocella ha costruito nel tempo un percorso artistico di raro spessore, caratterizzato da una profonda padronanza del repertorio sinfonico e operistico e da una capacità non comune di restituire coerenza drammaturgica ai programmi che affronta.
Direttore ospite di prestigiose compagini sinfoniche internazionali – tra cui l’Orchestre National de France, l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo e quello di Marsiglia, l’Orchestre du Capitole de Toulouse, la St. Petersburg e la Moscow Philharmonic, la Tokyo Philharmonic e la Danish Radio Symphony Orchestra – si distingue per la solidità interpretativa e per un gesto direttoriale capace di coniugare rigore analitico ed eloquenza espressiva.
Collabora stabilmente con l’Accademia Musicale Chigiana, dove da anni guida il Corso di Direzione d’Orchestra insieme a Daniele Gatti. La sua presenza a San Galgano arricchisce il cartellone del Festival con un ritorno particolarmente atteso dal pubblico.

Il programma
Felix Mendelssohn
Ad aprire il concerto è Felix Mendelssohn con l’ouverture Le Ebridi op. 26 (Die Hebriden), nota anche come La grotta di Fingal, composta tra il 1830 e il 1832. Nacque dall’impressione folgorante che la Grotta di Fingal, sull’isola scozzese di Staffa, lasciò nel compositore durante il suo viaggio in Gran Bretagna: uno dei più celebri poemi sinfonici del Romanticismo, in cui Mendelssohn traduce in pura struttura musicale il fragore delle onde, la luce radente sul basalto, il vento sull’Atlantico. Un’immagine sonora di rara potenza evocativa che, non a caso, apre idealmente una serata inserita nel Festival dedicato al tema delle Isole: perché l’isola di Staffa, sperduta e battuta dal mare, è essa stessa una delle più suggestive “isole musicali” del repertorio.
Carl Maria von Weber
Segue l’ouverture da Oberon di Carl Maria von Weber, ultima opera del compositore (1826), nella quale il brano introduttivo assume il ruolo di vera e propria sintesi drammaturgica: i tre misteriosi rintocchi del corno nell’Adagio sostenuto iniziale, le volteggianti figurazioni dei flauti che evocano il mondo delle fate e il brillante Allegro con brio che porta in scena le avventure degli innamorati Huon e Rezia compongono un affresco orchestrale di straordinaria varietà timbrica.
Robert Schumann
Al centro del programma, l’Ouverture da Genoveva op. 81 di Robert Schumann (1847-48), unica opera teatrale del compositore. Scritta prima ancora della partitura completa del dramma musicale, l’ouverture non cita i temi dell’opera, ma ne anticipa atmosfere e tensioni drammatiche: nella sua lenta progressione dal cupo do minore al trionfante do maggiore finale, essa ricalca la parabola della protagonista – la leggendaria eroina medievale Genoveva di Brabante – dalla prova alla redenzione.
Johannes Brahms
A concludere la serata, la celebre Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 di Johannes Brahms, composta nell’estate del 1877 ed eseguita per la prima volta nel dicembre dello stesso anno. Costruita attorno a un motivo di quattro note che, attraverso un processo di variazione continua – la cosiddetta entwickelnde Variation teorizzata da Arnold Schoenberg – genera l’intero edificio sinfonico, è una delle vette del repertorio orchestrale romantico.
Dal lirismo dell’Allegro non troppo iniziale, all’intensità dell’Adagio non troppo, alla grazia dello Scherzo, fino all’Allegro con spirito conclusivo, in cui la scrittura brahmsiana si arricchisce del recupero delle tecniche contrappuntistiche bachiane.
Composta durante una serena estate sul lago di Wörth, è la più luminosa e distesa delle quattro sinfonie brahmsiane: un capolavoro che troverà, sotto il cielo di San Galgano, la cornice ideale per la sua bellezza aperta e cantabile.







