L’intelligenza artificiale non si limita a supportarci nella vita di tutti i giorni. Sta contribuendo, passo dopo passo, a ridisegnare le città.
Almeno questo è quello che emerge da una ricerca condotta dal Cnr e dalla Scuola Normale di Pisa, che hanno studiato come gli algoritmi alla base di app come Google Maps, TripAdvisor, Yelp o TheFork non influenzano solo le scelte individuali, ma finiscono per modificare i flussi urbani, la distribuzione delle persone nello spazio e, nel tempo, anche la struttura stessa delle città. Il punto chiave è il cosiddetto feedback loop, cioè un ciclo: l’algoritmo suggerisce un luogo dunque le persone seguono il consiglio, quindi i dati raccolti rafforzano quel suggerimento e il risultato è che quel luogo diventa sempre più centrale. E il ciclo ricomincia.
«L’obiettivo della ricerca non è misurare ‘quanto è accurato il sistema di raccomandazione’ – spiega Luca Pappalardo del Cnr – ma capire che tipo di città produce nel medio e lungo periodo. Abbiamo studiato come le scelte guidate dagli algoritmi ridefiniscono luoghi, interazioni sociali e opportunità spaziali: in altre parole, come cambiano i flussi urbani. Da un lato, i sistemi di raccomandazione possono aumentare la varietà dei luoghi frequentati da ciascun individuo, invitando le persone a scoprire posti nuovi. Dall’altro, però, sul piano collettivo tendono a concentrare il traffico su un numero ridotto di luoghi popolari, rafforzando le disuguaglianze tra le diverse aree urbane».
Per studiare questo fenomeno, il gruppo di ricerca ha sviluppato un simulatore che riproduce l’interazione tra esseri umani e algoritmi: suggerimento, scelta, raccolta dei dati, adattamento del sistema. Non si osservano solo le decisioni dei singoli, ma soprattutto le conseguenze collettive, come la polarizzazione degli spazi urbani e l’aumento delle disuguaglianze territoriali.
«È un cambio di prospettiva – sottolinea Giovanni Mauro della Scuola Normale Superiore -. Non guardiamo più solo al comportamento dell’utente, ma a ciò che emerge quando milioni di scelte individuali si sommano».
Algoritrmi non sono neutri
non Il risultato è un vero cambio di paradigma: l’algoritmo non viene più visto come uno strumento neutro, ma come un attore urbano a tutti gli effetti.
«Non possiamo più valutare l’IA in astratto – conclude -. Dobbiamo chiederci che impatto ha sulla giustizia spaziale, sull’accessibilità e sulla salute sociale delle città».
L’auspicio dei ricercatori è che questi modelli di simulazione diventino strumenti utili anche per le amministrazioni pubbliche, per capire in anticipo come le tecnologie digitali influenzano la vita urbana e per progettare algoritmi che non ottimizzino solo il singolo, ma l’interesse collettivo.







