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ROMA – Oggi il ministro della cultura Alessandro Giuli ha sciolto la riserva: Ancona sarà Capitale italiana della Cultura 2028. Dossier “Ancona. Questo adesso”, un titolo preso in prestito dal poeta Francesco Scarabicchi che suona come un’esortazione urgente, quasi un richiamo a non rimandare più.

La giuria ha votato all’unanimità, ha parlato di progetto “eccellente”, solido, con una visione mediterranea e adriatica, attenta ai giovani, alla rigenerazione urbana e con un impatto socio-economico credibile. Un milione di euro subito in cassa, e si parla già di investimenti complessivi intorno ai 50 milioni nei prossimi anni. Dopo Pesaro 2024, le Marche fanno il bis: non era mai successo.

E poi c’è l’altra faccia della medaglia, quella più amara per due candidate toscane che ci avevano creduto davvero.

Svanisce il sogno toscano 

Colle di Val d’Elsa “Colle28. Per tutti, dappertutto” aveva costruito un percorso molto partecipato, con centinaia di cittadini coinvolti, un’idea di cultura diffusa, inclusiva, che provava a uscire dalla bella vetrina medievale del cristallo e della collegiata per parlare a un pubblico più largo. Era arrivata in finale tra le dieci, aveva fatto un’audizione convincente. Eppure, non è bastato. Svanisce il sogno, resta la consapevolezza di aver fatto un gran lavoro di comunità che non andrà disperso, ma la delusione è palpabile: in Toscana si parla apertamente di “doppia beffa”.

Massa “La Luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia” aveva puntato forte sul contrasto tra marmo e mare, sul suo passato industriale e artistico, su una narrazione che voleva ribaltare l’immagine di città marginale. Anche qui: finale raggiunta, dossier apprezzato, ma niente da fare. La pietra resta dov’è, la luna pure.

È il bello e il crudele di queste competizioni: c’è un solo posto, e le altre nove finaliste – da Catania a Forlì, da Tarquinia a Mirabella Eclano – tornano a casa con un “grazie per aver partecipato” che sa un po’ di sale sulla ferita. Eppure, proprio come è successo a tante città “perdenti” nelle edizioni passate, spesso il vero lascito resta nei processi attivati: reti create, progetti messi in fila, consapevolezza collettiva alzata di un paio di tacche.

Ancona festeggia, e fa bene. Colle e Massa leccano le ferite, ma probabilmente tra qualche mese si renderanno conto che quei mesi di candidatura hanno gettato le basi per nuovi progetti.

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