La balzana nella cornice della Maestà di Simone Martini
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Ha fatto storcere il naso a Siena, nei giorni scorsi, una carta intestata del Comune con un grave errore nella descrizione della Balzana, stemma di Siena.

Stesso errore era stato evidenziato nella nuova bandiera dell’Università di Siena che recava anch’essa la stessa svista: il bianco e il nero invertiti [LEGGI].

l’errore nella carta intestata del Comune di Siena

Per capire bene di cosa stiamo parlando quando facciamo riferimento a bandiere e araldica in generale, abbiamo chiesto il parere a un esperto, Michele Fiaschi, che ringraziamo.

Balzana di Siena, dichiarazione di identità. Voce della città

di Michele Fiaschi
giornalista, esperto di cerimoniale e araldica

In questi giorni che precedono il Palio dell’Assunta, quando la città si prepara alla “Carriera” e ogni Contrada affila la propria identità, Siena torna a parlare con la voce dei suoi simboli. È una voce antica, stratificata, senza clamore. Basta osservare le pietre del Campo, le navate del Duomo, le facciate dei palazzi pubblici per percepire come la città abbia scelto, nei secoli, di raccontarsi attraverso immagini che ancora oggi sembrano respirare.

Il suo stemma, la celebre balzana, è uno dei più essenziali dell’araldica italiana. Uno scudo «troncato d’argento e di nero», riconosciuto ufficialmente dal Decreto del Capo del Governo  21 novembre 1934. Una semplicità che diventa eleganza, quasi un respiro: luce e ombra, giorno e notte, purezza e fermezza. La balzana non è solo un emblema: è una dichiarazione di identità.

Prima della balzana, Siena si raccontava attraverso immagini più complesse. Il sigillo più antico, datato 1239, raffigurava un castello con tre porte aperte, circondato dalla legenda «Vos veteris Sene signum nostris amene». La sua traduzione più armonizzata e fedele al senso è: «Voi, antico segno di Siena, rendete propizio il nostro destino.» La frase è dunque una sorta di invocazione civica: un appello al simbolo della città affinché protegga e favorisca la comunità.

Pochi decenni dopo, la città adottò un sigillo potentissimo: la Madonna col Bambino che calpesta un drago, circondata da due angeli, con la scritta «Salvet Virgo Senam quam Natus signat amenam». La traduzione più fedele al senso, resa in forma discorsiva e scorrevole, è: «La Vergine protegga Siena, che il Figlio ha reso benedetta.» La frase è dunque una preghiera civica: un’invocazione alla Madonna affinché protegga la città, riconosciuta come “benedetta” dal Figlio. Un’immagine che univa protezione, fede e vittoria sul male, e che rimase in uso fino oltre il 1293.

Sono simboli che parlano di una Siena profondamente religiosa, che vedeva nella Vergine la propria custode e nel castello la propria forza civica. Due voci diverse: una civica, una religiosa; che dialogano tra loro e costruiscono l’identità profonda della città. Da un lato il simbolo che tutela la comunità, dall’altro la Vergine che intercede per essa.

Le prime testimonianze della balzana compaiono tra il 1262 e il 1290. Ma già nel 1246 la Biccherna (attiva dal secolo XII fino al 1786, fu una delle principali magistrature finanziarie della Repubblica di Siena) registra un pagamento per 77 bandiere bianche e nere. Un dettaglio curioso che mostra come la bicromia fosse già parte della vita pubblica.

È un dato che sorprende. Mentre la città ancora si affidava ai sigilli religiosi, i colori bianco e nero circolavano già nei cerimoniali civici, nelle processioni, nelle adunanze pubbliche. Nel 1273, nello Statuto cittadino, una figurina armata imbraccia uno scudo bianco‑nero; lo stesso scudo ricompare nello Statuto del 1300. Nel 1315, nel grande affresco di Simone Martini nel Salone del Mappamondo del Palazzo Comunale, la bicromia appare ripetuta più volte nel baldacchino che sovrasta la Madonna.

La balzana, dunque, non nasce da un episodio isolato, ma da una lenta sedimentazione visiva che attraversa la vita comunale.

Le spiegazioni della scelta dei due colori sono molteplici e affascinanti. C’è il mito fondativo: Senio e Ascanio, figli di Remo, avrebbero acceso una pira augurale da cui si levò un fumo bianco e nero; oppure avrebbero cavalcato due cavalli, uno bianco e uno nero,  inviati dagli dèi per salvarli dalla furia di Romolo. L’architettura: la bicromia dei marmi del Duomo e dei palazzi cittadini, che ancora oggi incanta chi attraversa la città. La politica: la pace tra fazioni cittadine, anche se questa spiegazione è cronologicamente fragile. C’è la società: l’unione tra nobili e popolari. C’è l’araldica carolingia: possibile derivazione dagli emblemi dei conti di Siena, con sostituzione dell’azzurro con il nero. Infine, c’è la distinzione civica: differenziarsi dal bianco‑rosso di Firenze e Lucca.

Nel XV secolo il carroccio senese portava uno stendardo completamente bianco, come se la città conservasse un filo di memoria più antico della balzana stessa.

I simboli patri della città

Tra i simboli patri della Repubblica di Siena, nessuno è più narrativo della lupa che allatta Senio e Ascanio. La sua presenza è documentata in momenti cruciali: nel 1286, quando si sostituì una statua deteriorata con una “lupa pulcherrima” (lupa bellissima) ; nel 1315, sempre nella cornice della Maestà di Simone Martini; nel 1338‑1340, nel ciclo del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti; nel 1344, quando fu incisa sul sigillo comunale. Una curiosità sorprendente: nel 1339 le “pallotte” per le votazioni del Consiglio furono sostituite da lupini bianchi e neri, un gesto che trasformava la simbologia in pratica quotidiana. La lupa senese non è la lupa romana: quella capitolina guarda di lato, quella senese guarda avanti, come se vegliasse sul destino della città.

Accanto alla balzana e alla lupa, la Repubblica di Siena adottò altri simboli patri: il leone argento in campo rosso, simbolo del Popolo, forse derivato dall’arma del vescovo o dal sigillo guelfo; lo scudo azzurro con il motto Libertas, segno dell’autonomia repubblicana e della fierezza civica. Sono simboli che raccontano una città orgogliosa, capace di difendere la propria libertà con tenacia.

Manifesto visivo della Siena repubblicana

Un documento straordinario è la copertina di un registro della Camera del Comune del 1528, dove compaiono tutti i simboli patri: la lupa che allatta i gemelli; uno dei gemelli che regge un’asta con la balzana; sopra, uno scudo interzato con gli emblemi della Repubblica, del Comune e del Popolo. È una composizione che sembra un manifesto visivo della Siena repubblicana: mito, istituzione e popolo riuniti in un’unica immagine, come se la città avesse voluto raccontare se stessa attraverso un trittico di simboli.

E così, mentre la città si prepara al Palio dell’Assunta, Siena continua a parlare attraverso i suoi segni. La balzana, la lupa, il leone, il motto Libertas: ogni simbolo è un frammento di storia, un’eco di battaglie, un riflesso di orgoglio civico. Camminando tra il Campo, il Duomo e le contrade, si percepisce che questi emblemi sono la voce stessa di Siena.

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