Nei giorni scorsi, il rettore dell’Università di Siena, Roberto Di Pietra e la direttrice generale, Beatrice Sassi, hanno presentato la bandiera dell’Ateneo. La prima nella sua lunghissima storia.
L’Università degli Studi di Siena, infatti, nasce nel 1240. Da allora nessuno prima aveva pensato di dotarla di una bandiera. Fatta eccezione per lo storico Tricolore della Guardia Universitaria. Gli studenti che andarono a combattere con i loro colleghi pisani a Curtatone e Montanare nel 1848. Quel vessillo è ospitato ancora, ci auguriamo, nella stanza del Rettore, in via Banchi di Sotto.
Bandiera, Siena città immersa nei suoi simboli. Araldica è codice quotidiano per raccontarsi e riconoscersi
di Michele Fiaschi
giornalista, esperto di cerimoniale e araldica
Siena è una città che vive immersa nei suoi simboli. Qui l’araldica non è un linguaggio specialistico, ma un codice quotidiano, un modo naturale di raccontarsi e riconoscersi.
Le Contrade, con i loro stemmi codificati persino da un Regio decreto del 29 maggio 1939, sono la manifestazione più evidente di questa identità visiva che attraversa i secoli e continua a essere parte integrante della vita cittadina.
Nel quadro normativo contemporaneo, definito dal Dpcm 28 gennaio 2011, l’araldica pubblica è regolata con grande precisione e lo Stato Italiano riconosce valore giuridico esclusivamente agli emblemi araldici: stemma, gonfalone, bandiera e sigillo; degli enti territoriali e istituzionali, comprese le università. Ogni simbolo deve essere concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, dopo una domanda formale e un’istruttoria che ne garantisca coerenza storica e araldica.
In questo contesto, la decisione dell’Università di Siena di dotarsi di una bandiera d’Ateneo è pienamente legittima. Rientra nelle facoltà degli enti pubblici che desiderano affiancare al proprio sigillo un vessillo rappresentativo.
Caso mai possiamo disquisire se la scelta della bicromia bianco‑rossa sia o meno coerente e se richiami suggestioni civiche e tradizioni locali che meritano una lettura attenta alla luce della storia araldica senese, sempre sensibile a equilibri, continuità e significati.
Siena, del resto, non si limita ad adottare simboli, li vive. Ogni emblema, anche il più recente, si inserisce in una narrazione identitaria che unisce istituzioni, memoria e comunità.
Il sigillo dell’Università di Siena ne è un esempio emblematico. Al centro presenta Santa Caterina d’Alessandria, patrona dello Studium fin dal XIV secolo e già raffigurata sulla storica mazza del bidello, l’insegna cerimoniale che dal 1440 accompagna le funzioni accademiche.
L’immagine attuale deriva dalla rielaborazione compiuta nel 1895 dal pittore Alessandro Franchi, che insieme al rettore Domenico Barduzzi riprese l’iconografia quattrocentesca della Santa adattandola alla nuova forma sigillare. Il sigillo fu poi concesso ufficialmente il 4 gennaio 1896 dalla Consulta Araldica del Regno d’Italia, conferendogli pieno riconoscimento giuridico.
Santa Caterina è rappresentata seduta in cattedra, secondo la tipologia della “tutrix studii”. Alla sua sinistra compare la ruota uncinata, attributo del martirio; nella mano sinistra regge la palma, mentre con la destra sostiene una M gotica cimata da croce, emblema della Casa della Misericordia. Nella mazza quattrocentesca la Santa teneva un libro, simbolo della Sapienza, ma la rielaborazione ottocentesca sostituì il volume con il segno della storica istituzione assistenziale fondata nel XIII secolo dal beato Andrea Gallerani, insediata dal 1404 nei locali della Casa della Sapienza, nucleo originario dell’Ateneo.
Ai lati della figura compaiono due insegne civiche e istituzionali: a destra la balzana del Comune di Siena, “troncato d’argento e di nero”; a sinistra l’aquila imperiale, “d’oro all’aquila di nero”, memoria dei privilegi concessi nel 1357 allo Studium Senese dall’imperatore Carlo IV.
L’intero complesso è racchiuso dalla legenda circolare “+ S. UNIVERSITATIS SENARUM”, secondo la formula sigillare che identifica l’ente universitario. Tutte queste informazioni sono facilmente reperibili sul sito ufficiale dell’Ateneo.
In una riproduzione moderna del sigillo, sarebbe auspicabile una maggiore attenzione alla colorazione della Balzana e dell’Aquila imperiale, ricorrendo anche al sistema convenzionale del tratteggio, inventato nel 1637 dal gesuita italiano Silvestro da Pietrasanta, che permette di rendere correttamente i metalli e i colori araldici nelle rappresentazioni in bianco e nero, o in questo caso, bianco e rosso.







