SIENA – Nuovi tasselli nel puzzle irrisolto della morte di David Rossi.
La commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Gianluca Vinci ha rianalizzato il verbale del 24 febbraio 2020 con Giovanna Ricci, ex dipendente comunale, che aveva riferito ai carabinieri di Siena di un geometra mantovano di nome “Fiorenzo”. Figura che corrisponderebbe a Fiorenzo Gilli, geometra iscritto all’ordine professionale di Mantova.
L’uomo, descritto come “castano, un metro e 80 circa, viso molto regolare, sulla cinquantina”, le avrebbe confidato di incontri mensili tra Rossi e Antonio Muto, imprenditore lombardo coinvolto in un processo per ‘ndrangheta.
“Ci ha fornito un nominativo riscontrabile – ha sottolineato Vinci durante l’audizione – e gli uffici hanno già identificato un professionista di Mantova ancora iscritto all’albo dei geometri. Lo sentiremo con urgenza, probabilmente martedì prossimo o nella settimana successiva”.
Il geometra “Fiorenzo” emerge come figura cruciale per confermare i rapporti tra Rossi e Muto, finora noti solo tramite Luca Goracci, ex legale dei familiari della vittima. Goracci aveva raccontato di una persona – poi identificata come Muto – che nel 2015 gli riferì di un appuntamento con Rossi proprio la sera del 6 marzo 2013, giorno della morte.
“È la prima volta che abbiamo riscontri certi sull’identità di Muto – ha precisato Vinci –. Sappiamo che esiste ed è andata da Goracci, ma non era stata identificata con precisione. Gran parte del nostro lavoro ruota intorno a questo”. In audizione slitterà anche Sergio Rizzo, giornalista de La Repubblica, che nel 2017 scrisse di quegli incontri basandosi su fonti di Goracci. Secondo Vinci, Muto quella sera si sarebbe recato a Siena apposta per incontrare Rossi.
La Ricci ha aggiunto un dettaglio. La sera della morte, Maurizio Montigiani le avrebbe comunicato di un incontro imminente nell’ufficio di Rossi a Rocca Salimbeni, “in tarda serata”, senza specificare il mezzo. Montigiani, interpellato, ha smentito: “Come già detto in audizione e al Gdf, nei primi anni non pensavo a un omicidio. Solo con la versione di Goracci ho collegato certi miei pensieri post-2015, leggendo gli atti di archiviazione. Non sono un indovino e l’avevo bloccata su Facebook: mi scriveva su Messenger”.
Queste rivelazioni si intrecciano con le inchieste di “Far West” su Viadana, legando il caso a dinamiche mafiose lombarde.







